Coronavirus Covid-19: vescovo di San Justo (periferia di Buenos Aires), “qui il protocollo non funziona, pochi tamponi e molti malati in isolamento in case precarie”

Dopo quella dei “curas villeros” di Buenos Aires e provincia, arriva un’altra denuncia dai quartieri popolari dell’hinterland della capitale, attraverso una nota emessa dal vescovo di San Justo, mons. Eduardo García, e dei sacerdoti dei quartieri popolari di La Matanza. Nella nota, pervenuta al Sir, viene evidenziata la poca attenzione medica prestata alla popolazione: “Dopo novanta giorni di quarantena, sono passati solo dieci giorni da quando i test hanno iniziato a essere eseguiti nei nostri quartieri e in alcuni casi sono stati semplicemente sondaggi. Riteniamo che l’operazione ‘Detect’ (legata, appunto, all’effettuazione massiccia di tamponi, ndr) dovrebbe essere attuata in modo stabile nei quartieri, cercando di accompagnare la situazione epidemiologica quotidiana della nostra gente. Non è sufficiente che gli operatori passino una volta e poi vadano via”.
Questo lo spaccato delineato dal vescovo: “Nella maggior parte dei casi, nei nostri quartieri, il protocollo Covid non funziona e nelle ultime settimane lo abbiamo verificato in un modo molto preciso perché sono state le nostre parrocchie a rispondere alle chiamate di chi abita nelle vicinanze e hanno effettuato innumerevoli trasferimenti per effettuare test e consultazioni mediche negli ospedali distrettuali”. Infatti, “i telefoni ufficiali non danno risposte, i trasferimenti non vengono effettuati in tempo, le persone in attesa di risultati ritornano nelle loro case e non nei luoghi di isolamento, i risultati arrivano in ritardo, molte persone con Covid confermato ritornano nelle loro case che non sono luoghi adatti per l’isolamento (mancanza di acqua e fognature, sovraffollamento, edifici precari…) molti sono senzatetto o non possono più sostenere i pagamenti degli affitti”. Ancora, Il numero di persone con Covid positivo nei nostri quartieri non è noto. Senza tali informazioni, è impossibile ricalibrare tutto il lavoro che le nostre comunità svolgono”.
Conclude la nota: “Non possiamo e non vogliamo sostituire lo Stato, ma possiamo e vogliamo collaborare”. Infatti, “crediamo che un’Argentina unita sia essenziale in questo periodo di crisi, dolore e dramma. Questo è il motivo per cui insistiamo sul lavoro articolato tra lo Stato e i diversi attori che operano nei quartieri”.

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