Coronavirus Covid-19: mons. Tisi (Trento), “inesorabilmente ‘#noirestiamovulnerabili’ e non possiamo bastare a noi stessi”

#noirestiamovulnerabili. È in questa ammissione, che diventa un titolo e un hashtag, il cuore della Lettera scritta dall’arcivescovo di Trento, mons. Lauro Tisi, nell’anno dell’emergenza Covid, alla comunità trentina, diffusa, come da tradizione, in occasione del patrono San Vigilio e uscita in allegato, oggi, a “Vita Trentina”.
Mons. Tisi parte dalla concretezza dell’affannosa ricerca di lievito e farina nei giorni dell’isolamento, rileggendola come “simbolo di una più profonda fame esistenziale”, messa in luce da “un’emergenza che ci ha spogliati delle nostre false sicurezze”. “Abbiamo avuto l’ennesima conferma – incalza – che siamo inesorabilmente vulnerabili e non possiamo bastare a noi stessi: siamo sorretti da chi è venuto prima di noi, ma al contempo siamo ciò che seminiamo. A fare la differenza è la cura delle radici”.
L’arcivescovo punta il dito contro “un modello di sviluppo fondato sulla ricerca del profitto e dell’efficienza a qualunque costo”, nell’illusione di “poter tenere il tempo sotto controllo”. “Abbiamo continuato – denuncia – a concepire un mondo ‘per le cose’, più che ‘per gli uomini’”.
L’invito a considerare la portata universale della pandemia s’accompagna all’appello a non lasciare cadere nel dimenticatoio la grande sofferenza di questi mesi, durante i quali è venuta alla luce “un’organizzazione sanitaria aziendalista che aveva – denuncia con forza monsignor Tisi – preventivamente individuato una serie di requisiti dei soggetti da sottoporre o da escludere alle terapie, mettendo l’età al primo posto, accanto allo stato di salute e funzionale”. “La nostra organizzazione sociale – argomenta l’Arcivescovo – non è stata capace di riconoscere fino in fondo il valore di ogni singola vita. È una questione che tocca nel profondo la nostra umanità e si traduce evidentemente in scelte politiche ed economiche. Saremo capaci di invertire la rotta, facendo un passo indietro rispetto alla cultura dello scarto? Dove sta il confine della sostenibilità economica?”, interroga don Lauro.
La Lettera rilancia e sviluppa temi toccati nella predicazione domenicale in diretta streaming, invitando però ora la comunità cristiana a un “nuovo streaming ecclesiale” intriso di “contenuti esistenziali” per essere nel concreto quella “Chiesa ospedale da campo”, auspicata da Papa Francesco all’inizio del suo pontificato. “Abbiamo però bisogno – nota il presule – di scelte concrete: apriamolo davvero questo ospedale, ma non solo per soccorrervi il disagio psicologico, sociale, economico e spirituale, ma soprattutto trasformando le nostre comunità cristiane, grazie allo Spirito Santo, in laboratori di dialogo e di ricerca di senso, attorno alla persona di Gesù di Nazareth. Un ospedale che non solo cura, ma sa fare opera di prevenzione”.
“La Chiesa – incoraggia ancora l’arcivescovo – non cerchi il Risorto nelle piazze mediatiche, non dietro stendardi da capopopolo, non dove si alza l’applauso del consenso. Il Risorto lo trova tra i testimoni umili e nascosti, capaci di essere lievito evangelico”.

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