Scuola: associazioni paritarie indipendenti europee, “Ue preservi libertà di educazione e benessere dei bambini”

“L’Europa sta affrontando una crisi importante che sta colpendo la società europea a molti livelli complessivi. L’educazione e l’istruzione non fanno eccezione. Questa crisi pone sfide ai bambini, agli insegnanti, ai genitori, ai dirigenti e ad altri, influenzando la comunità educativa nel suo insieme. Dobbiamo emergere da questa crisi insieme”. Con queste parole inizia il documento diffuso dalle 24 sigle di associazioni di scuole paritarie indipendenti europee appartenenti all’European Council of National Associations of Indipendent Schools di cui fa parte anche la Fidae. “L’articolo 14.3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – continua il documento – riconosce che la libertà di fondare istituti scolastici nel rispetto dei principi democratici e dei diritti dei genitori di assicurare l’istruzione/educazione e l’insegnamento ai loro figli in conformità alle loro convinzioni religiose, filosofiche e pedagogiche deve essere rispettata, in accordo con le leggi nazionali che regolano l’esercizio di tali libertà e diritto. Esortiamo perciò l’Unione europea e tutti i governi dell’Ue a tenere presente il riconoscimento di questa libertà nei loro pacchetti di aiuto per garantire la libertà di educazione dei genitori, l’esistenza delle scuole indipendenti e il benessere di tutti i bambini”. L’European Meeting of Independent Education (Emie) è un momento di lavoro dove organizzazioni europee che operano nel settore educativo e scolastico direttamente legato alla scuola non statale si ritrovano insieme per condividere criticità, attività e progetti in particolare legati al sostegno della libertà di educazione all’interno dell’Unione Europea.
Nell’incontro avvenuto a maggio scorso sono emerse le numerose difficoltà che a causa della pandemia si stanno ripercuotendo, in modo significativo, sulla scuola non statale. È stato così deciso, anche in segno di solidarietà e sostegno alle realtà maggiormente in difficoltà soprattutto in Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e Svezia, di produrre un documento che richiamasse, a livello europeo, la centralità della libertà di educare e la necessità di non penalizzare la sua espressione e il pluralismo educativo.

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