Coronavirus Covid-19: Cvm, “a fianco delle 649 domestiche etiopi rimpatriate in Etiopia dal Libano”

Sono 649 le donne lavoratrici domestiche che fino a qualche settimana fa erano a sevizio nelle case dei libanesi da dove sono state buttate in strada a causa della paura del contagio e della crisi economica provocata dal Covid-19. Solo in sporadici casi sono state accompagnate alla sede dell’ambasciata della Repubblica federale democratica d’Etiopia. Ne dà notizia oggi il Cvm (Comunità volontari nel mondo) in un comunicato con il quale spiega che, per alcuni giorni, le donne si sono accampate nei giardini e nelle strade adiacenti alla sede diplomatica, in attesa di essere rimpatriate, cosa avvenuta grazie anche alla collaborazione dell’Ambasciata con lo Iom. Quasi tutte sono rientrate senza aver percepito gli ultimi stipendi e molte hanno dato fondo ai pochi risparmi che dovevano andare alle loro famiglie di provenienza. Ad Addis Abeba sono state sistemate nei centri, predisposti dal Governo, per la quarantena prevista per chi arriva dall’estero. Il 13 giugno le Autorità etiopi hanno predisposto dei pullman con i quali saranno riportate nelle regioni di provenienza.
Il Cvm, prosegue il comunicato, “grazie alla sua lunga esperienza e attività rivolta alla tutela dei diritti delle lavoratrici domestiche, si è attivato affinché tutte possano ricevere prima di tornare a casa un Dignity case, nel quale ciascuna potrà trovare al suo interno: un piccolo contributo di 85,71 euro; un vademecum che le aiuterà ad orientarsi nella burocrazia locale per il loro reinserimento; del materiale informativo sul Covid; mascherine e guanti per la protezione individuale e numeri per rivolgersi a Cvm che potranno contattare anche nei mesi futuri”.
220 donne delle 649, inoltre, saranno seguite da Cvm, si fermeranno per 3 giorni in più in Addis Abeba e saranno accolte negli shelter della Chiesa cattolica e dell’Iom. “Come Cvm – ha dichiarato il direttore, Marian Lambert – siamo orgogliosi che il Governo ci abbia coinvolto in questa importante operazione di ritorno a casa di tutte queste donne lavoratrici domestiche. È il riconoscimento di un lungo e impegnativo lavoro svolto dalla nostra organizzazione nel volerle tutelare e garantire loro la dignità di un lavoro retribuito equamente e del rispetto dovuto da parte delle famiglie nelle quali sono impiegate”. “Anche queste donne rientrate dal Libano – assicura Lambert – saranno messe in contatto con la rete nazionale delle lavoratrici domestiche, affinché insieme possano sostenersi, lottare per i propri diritti, passare le informazioni alle ragazze più giovani perché non cadano nelle mani di broker che le sfruttino. Perché siano consapevoli che nel momento che entrano a servizio in casa di una famiglia non devono diventare delle invisibili”.

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