Coronavirus Covid-19: card. Arborelius (Stoccolma), messaggio su pandemia, vittime, anziani, difesa della vita. “Gran numero di suicidi”

Muove dalla constatazione che “la morte si è avvicinata molto più a noi, durante questo periodo di coronavirus” la lunga riflessione che il cardinale di Stoccolma Anders Arborelius ha pubblicato sul sito della diocesi riguardo la “fragile santità della vita”. Nel testo, il cardinale solleva diverse questioni: le morti degli svedesi hanno avuto risonanza pubblica, attraverso decine di pagine di necrologi sui giornali, a differenza delle persone appartenenti a “gruppi di immigrati più colpiti”; il tema degli anziani, duramente colpiti dal virus e ancora a rischio (ma riferisce anche che “siamo grati che nessuno sia morto di coronavirus nelle nostre tre case cattoliche per anziani a Stoccolma”). La domanda che Arborelius pone è: “cosa potremmo fare di più per proteggere e assistere tutti gli anziani che ora si sentono abbandonati e vulnerabili?”. È un’attenzione che il cardinale sollecita nelle comunità, ma anche come “responsabilità politica nel lavorare per condizioni migliori per loro”. Poi si sofferma sulla salute mentale dei giovani: “era già un grave problema in passato e con il coronavirus non è migliorata”. “Il gran numero di suicidi è un punto dolente con cui la nostra società è confrontata: anche qui, come cristiani, dobbiamo assumerci la nostra responsabilità e vedere cosa possiamo fare”, a partire dai sacerdoti. Il tempo della pandemia ha insegnato che c’è un bisogno enorme di cura e accompagnamento spirituale per le persone, riflette ancora il cardinale.
Ora le chiese stanno riaprendo ma molte persone non tornano. Per questo il card. Arborelius ringrazia tutti coloro che – sacerdoti, catechisti, religiose – in questo periodo hanno saputo “mantenere vivi i contatti” con coloro che non potevano partecipare. Nel testo, il cardinale parla anche di aborto – in riferimento alla necessità di continuare a far sentire il messaggio che “ogni vita umana è inviolabile” – e di mondo in relazione al compito dei cristiani di “nutrire e onorare la vita umana” sempre. La crisi del Covid “può far emergere il peggio o il meglio in noi”, conclude Arborelius, che invita a guardare “con gli occhi pieni di amore di Gesù ogni uomo che Egli manda sul nostro cammino”.

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