Coronavirus Covid-19: Anelli (Fnomceo), “prepararsi a possibile seconda ondata autunno”. “Nuova governance Ssn con modello in team di professionisti, manager, cittadini”

L’emergenza Covid-19 ha evidenziato il bisogno di potenziare il Ssn per coniugare la garanzia di adeguate prestazioni sanitarie con un’ottimale gestione delle risorse e la sicurezza degli operatori. Anche in relazione a una possibile seconda ondata in autunno è fondamentale ripensare ora le politiche pubbliche in materia sanitaria nell’ottica di promuovere maggiori investimenti per il personale sanitario e per una medicina sul territorio. Di questo si è parlato al webinar “L’emergenza Covid-19 tra cura e gestione”, promosso ieri pomeriggio all’Università Cattolica di Roma e al quale ha partecipato Filippo Anelli, presidente Federazione nazionale ordini medici chirurghi e odontoiatri. Dopo aver reso omaggio ai 167 medici deceduti sul campo per contrastare l’emergenza, Anelli ha sottolineata l’incertezza iniziale dei decisori nazionali e locali nel proporre misure efficaci e univoche nelle prime fasi della pandemia, la mancanza di un numero adeguato di Dpi che ha determinato anche che medici e operatori sanitari diventassero essi stessi diffusori del virus, l’importanza di diversificare percorsi di accesso negli ospedali in percorsi per pazienti Covid e percorsi Covid-free.
“È importante la grande risposta dei medici che hanno avviato numerosi protocolli sperimentali per la gestione e il trattamento dei pazienti affetti da Covid-19. È necessario però non farsi trovare impreparati, perché in autunno dovremo essere pronti a differenziare i pazienti Covid da quelli no-Covid; sicuramente organizzare le vaccinazioni antinfluenzali in modo capillare attraverso i presidi e gli ambulatori dei medici di medicina generale diventa una delle funzioni strategiche”. Dalla discussione è emersa l’importanza di un modello che permetta a medici e operatori sanitari di lavorare assieme, ossia di riorganizzare la governance del Ssn interpretando i bisogni di salute sul territorio, creando un “modello in team”, avviando percorsi di assistenza che vedono i professionisti lavorare insieme in un equilibrio tra ente centrale e autonomia locali.

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