Coronavirus Covid-19: Operazione Colomba, “sempre più critiche le condizioni dei rifugiati siriani in Libano”

Mancanza di cibo, medicine e materiale sanitario, accesso sempre più limitato al lavoro e alle organizzazioni di soccorso, auto-isolamento in campi profughi, garage e appartamenti precari: si fanno sempre più critiche le condizioni dei profughi siriani in Libano (circa 1,5 milioni su poco più di 4 milioni di abitanti) con la pandemia di coronavirus e con il Paese in default finanziario. A denunciarlo è Operazione Colomba, il corpo nonviolento di pace della Comunità Papa Giovanni XXIII, che dal 2014 vive assieme ai profughi siriani nei campi nel nord del Libano. L’associazione oggi ha reso noto un dossier sulla violazione dei diritti umani dei siriani in Libano, così come un aggiornamento sulla diffusione dell’epidemia di Covid-19 in Libano e Siria. Al 15 aprile nel Paese dei Cedri i casi accertati di contagio Covid-19 sono 641 e 21 vittime. Dal 15 marzo il Libano ha dichiarato lo stato di emergenza, imponendo la quarantena a tutti i residenti e chiudendo università, scuole, aeroporti, porti, ristoranti, bar e locali. E dal 26 marzo le autorità hanno imposto un coprifuoco parziale tra le 19 e le 5 del mattino. “Per chi è già costretto a vivere nei campi profughi, o in garage e appartamenti – rende noto Operazione Colomba – l’auto-isolamento è particolarmente difficile considerando l’accesso sempre più limitato al lavoro e alle organizzazioni di soccorso. Nella totale mancanza di mezzi di trasporto pubblici, molte famiglie sono in mancanza di cibo sufficiente e materiale medico e sanitario necessario a chi è già affetto di malattie croniche”. Le testimonianze raccolte da Operazione Colomba nelle zone dell’Akkar e di Koura (rispettivamente nel Nord Libano e a Tripoli) e di Zahle (nella Valle della Bekaa) parlano di episodi di “minacce di sfratto rivolte alle famiglie per il mancato pagamento dell’affitto”. “Questa situazione – spiega Operazione Colomba – pone i siriani davanti alla difficile decisione di rispettare la quarantena rischiando lo sfratto, l’isolamento e la crisi economica oppure andare a lavorare, rischiando invece l’arresto o il contagio, con conseguente diffusione del virus all’interno della comunità di riferimento”.
Diminuiscono gli aiuti umanitari e il cash assistance dell’Unhcr e “sono sempre di meno coloro che riescono ancora a mantenersi. Chi non ha nessun tipo di sostegno da parte di organizzazioni locali o internazionali è già allo stremo. Ci si aiuta con iniziative di solidarietà reciproca. Contagi in queste zone aggraverebbero le tensioni sociali ed economiche preesistenti, creando una crisi umanitaria e sociale potenzialmente catastrofica”. Il campo di Tel Abbas, nel Nord del Libano, aggiunge Operazione Colomba, è stato recentemente controllato dalla sicurezza libanese, che ha intimato ai siriani di rispettare la quarantena, pena la deportazione. Il Covid-19, spiegano da Operazione Colomba, “sta aggravando ulteriormente la crisi economica del Libano”. La caduta del valore della valuta libanese ha di fatto provocato il raddoppio del prezzo di beni primari come il riso, molti degli alimenti fondamentali non sono più disponibili, e il programma di sussistenza alimentare dell’Onu non è più sufficiente a reperire i beni essenziali al sostentamento delle famiglie in grave necessità.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Mondo