Migrazioni: card. Bassetti, “no a chiudersi in ricordi nostalgici. Sì a un visione di Mediterraneo nuova e inclusiva”

Per costruire una “politica dell’umano” è fondamentale “l’azione diplomatica” ma “è anche decisiva l’azione del legislatore e di chi si fa promotore della difesa dei diritti e di una nuova valorizzazione delle frontiere”. Lo ha detto il cardinale presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, intervenuto questo pomeriggio all’incontro “Dialogo sui diritti umani. La protezione di migranti e rifugiati”, promosso dall’Università di Bergamo. “Oggi uno dei concetti su sui più si dovrebbe riflettere è proprio quello di frontiera – ha osservato Bassetti nella sua relazione intitolata ‘Mediterraneo: i diritti e le frontiere’ –. Anche noi, che abbiamo preparato l’incontro di Bari, abbiamo discusso per un anno, nella fase preparatoria, se fosse opportuna l’utilizzo di questa parola nel titolo dell’incontro. Alla fine abbiamo scelto come titolo Mediterraneo, frontiera di pace attribuendogli un significato inclusivo e positivo: la pace come luogo da costruire e come obiettivo da raggiungere”. Oggi però, ha fatto notare, “i confini e le frontiere demarcano anche la titolarità dei diritti: in primo luogo quello della cittadinanza”.
Di qui un monito: “Non possiamo chiuderci dietro a ricordi nostalgici o alle glorie del passato. Dobbiamo avere il coraggio di ricostruire un mondo oggi invecchiato e in declino partendo anche da una visione inclusiva e nuova delle migrazioni nel Mediterraneo. Non si tratta di una questione dottrinaria o intellettuale. Ma di costruire luoghi di incontro in cui far dialogare uomini e donne che appartengono, oggi, a due sponde opposte. Questa è la sfida che tutto il mondo mediterraneo si trova a vivere. Una sfida epocale”. “Non c’è Europa senza Mediterraneo e non c’è Mediterraneo senza Europa. Non ci potrà mai essere un’Europa stabilmente in pace, senza pace nel Mediterraneo”, ha concluso.

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