“Sant’Antonio ha combattuto soprattutto i demòni della divisione, dell’odio e dell’ingiustizia, quelli che continuano a tormentare anche il nostro tempo”. Lo ha detto il Custode di Terra Santa, fra Francesco Ielpo, nell’omelia del 13 giugno, nella solennità del patrono della Custodia, Sant’Antonio. Richiamando il Vangelo missionario (“scacceranno demòni” e “parleranno lingue nuove”), padre Ielpo ha sottolineato come la vita del santo di Padova sia stata una concreta testimonianza di riconciliazione, capace di entrare nei conflitti e sanare le ferite. Antonio, ha spiegato, “non si limitò a predicare, ma si mise in mezzo alle tensioni, favorendo la pace e difendendo i poveri”, diventando così uomo di comunione contro il “diabolos”, colui che divide. Al centro della riflessione il modello di Cristo, “mediatore e ponte”, che si pone tra Dio e l’uomo per ricostruire una relazione spezzata. Sull’esempio di Gesù, anche sant’Antonio seppe stare “in mezzo” ai conflitti senza alimentare contrapposizioni, ma cercando la riconciliazione. Da qui il secondo segno evangelico: “parlare lingue nuove”, che il Custode ha identificato nella lingua della misericordia, della pace e del Vangelo, opposta a quella della violenza e della diffidenza. “Parlare la lingua della pace – ha osservato – significa avere il coraggio di costruire ponti quando tutti costruiscono muri”. Un messaggio particolarmente attuale per la Terra Santa, segnata da divisioni e tensioni. “Anche noi siamo tentati di parlare le lingue dell’accusa e della chiusura – ha detto – ma il cristiano è chiamato a una lingua nuova che continui a credere nella riconciliazione”. Ricordando anche la tradizionale protezione del santo sulla Custodia, padre Ielpo ha evidenziato che custodire i Luoghi Santi significa essere segno di incontro tra Dio e l’uomo e impedire che “il demonio della divisione abbia l’ultima parola”. In conclusione, l’invito a chiedere a sant’Antonio la grazia di essere uomini e donne capaci di “stare nelle ferite della storia non per condannare, ma per riconciliare”, diventando segni concreti di comunione, speranza e pace.