“Il vostro sacerdozio sarà fecondo solo se manterrà” il “profumo di prossimità”, la “fragranza di consolazione che non sa di incenso da sacrestia, ma di vita condivisa, spezzata e donata per la comunità”. Lo ha detto, ieri sera, il card. Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, nell’omelia della messa celebrata in cattedrale con l’ordinazione presbiterale di don Nicola Boccia, don Marco Iengo, don Feliciano Tortora e don Salvatore Porricelli.
“Il prete secondo il cuore di Cristo – ha spiegato il porporato – è un uomo che ha gli occhi spalancati sul mondo e il cuore vulnerabile. Se un giorno, per difendervi dal dolore e dalla fatica del mondo, deciderete di chiudere le finestre della vostra anima e di non sentire più il gemito della vostra gente, quel giorno – anche se continuerete a celebrare messe splendide e a fare discorsi dotti – il vostro sacerdozio comincerà purtroppo a spegnersi. Rimanete vulnerabili! Permettete al Crisma che portate sulle vostre mani di impastarsi quotidianamente con le lacrime di chi busserà alla porta della vostra casa”.
E ancora: “Il prete non è un profeta di sventura che piange nostalgicamente sulle rovine di un passato che non torna. Il prete è l’uomo dello stupore, colui che sa scorgere il grano che cresce silenzioso anche tra le crepe dell’asfalto delle nostre città”.
Non solo: “Il ministero non è mai un’avventura solitaria. Diffidate dei preti navigatori solitari, che fanno tutto da soli, che si sentono i salvatori della patria. La Chiesa è comunione o non è. Camminate insieme tra di voi quattro, sostenetevi nelle sere di solitudine, quando la stanchezza busserà alla porta del vostro presbiterio. Camminate insieme a tutti i sacerdoti, vostri fratelli, credendo nella comunione presbiterale. E camminate insieme ai laici. Il prete non è sopra la comunità, è nella comunità. Sarete pastori se saprete ascoltare il gregge, se saprete che a volte il popolo di Dio ha un fiuto più affilato del nostro per trovare le strade del Vangelo”.
L’arcivescovo ha, quindi ricordato che “il cuore segreto del ministero presbiterale” è “la preghiera”.
Il card. Battaglia, evidenziando che “la gratuità è forse l’unico linguaggio che l’uomo d’oggi riesce ancora a comprendere veramente, perché è l’unico linguaggio che la società dei consumi non sa e non può produrre da sola”, ha osservato: “Entrare in questo mondo come preti significa portare lo scandalo salutare della gratuità. Significa dare il vostro tempo senza calcolarlo con il cronometro, offrire il vostro ascolto senza pretendere risultati immediati, voler bene alle persone senza la pretesa che cambino subito per darvi ragione o per riempire le panche della chiesa”.
Di qui l’invito: “Siate preti gratuiti. … Se sarete gratuiti, sarete profondamente liberi. E non c’è nulla di più affascinante per gli uomini di oggi di un uomo veramente libero, che non deve difendere continuamente la propria immagine o il proprio ruolo, ma che vive esclusivamente per far respirare e risorgere gli altri”.