Irlanda: mons. Eamon Martin (presidente vescovi), “il razzismo è un grave peccato e i cristiani devono combatterlo”

(foto Catholic Communication office)

“Vorrei essere molto chiaro oggi: il razzismo è un peccato grave e i cristiani come noi devono opporsi con fermezza ad esso”. Lo ha detto ieri mons. Eamon Martin, arcivescovo di Armagh e presidente della Conferenza episcopale irlandese, nell’omelia pronunciata alla “Messa internazionale” celebrata nella parrocchia di Lurgan. Alla luce delle violenze e alla caccia anti-migrante che hanno messo a fuoco nella scorsa settimana la città di Belfast, mons. Martin ha ricordato quanto i vescovi hanno affermato di recente: “Anche se una folla grida slogan razzisti, noi difendiamo la verità che l’amore di Dio non è limitato a chi possiede un passaporto specifico: siamo tutti uguali ai suoi occhi”. Il razzismo “cerca di dividere e di sfruttare le ansie diffondendo la paura, spesso attraverso la disinformazione”.
“La messa di questa mattina – ha detto l’arcivescovo – è un’opportunità per pregare insieme dopo una settimana così traumatica. A nome delle tante persone oneste che vivono nelle nostre comunità, desidero esprimere il nostro shock e il nostro orrore per l’odio e la violenza che si sono manifestati nelle nostre strade contro amici e vicini che sono venuti da tutto il mondo per vivere, lavorare e pregare tra noi qui in Irlanda”.
Mons. Martin ha ricordato che nella storia recente, anche il popolo irlandese è stato un popolo di emigranti. “Ancora oggi, molti dei nostri giovani di talento lasciano l’isola per acquisire nuove competenze ed esperienze”. “Ora sentiamo voci arrabbiate e piene di odio, soprattutto sui social media, che ci invitano a ‘chiudere i nostri confini e i nostri cuori ai nuovi arrivati’. Ironicamente, questo ci ricorda quanto, in alcuni momenti bui, anche i nostri emigranti irlandesi all’estero fossero sospettati e ingiustamente presi di mira”.
Nella sua omelia, mons. Martin ha citato anche le parole pronunciate da Papa Leone alle isole Canarie sull’integrazione dei migranti come responsabilità condivisa, fondata sulla dignità umana, sull’accoglienza e sulla partecipazione. “In Cristo, non siamo contrapposti gli uni agli altri”, ha aggiunto l’arcivescovo irlandese. “Siamo invitati a costruire insieme una casa e una comunità, ad imparare gli uni dagli altri, a costruire e condividere la vita della comunità locale e a lasciare che lo Spirito Santo ci formi in un solo corpo, ricco di molti doni”.

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