Si chiama “Educare alla pace” il progetto che, a partire dal 16 giugno, porterà in Italia, durante tutta l’estate, gruppi di bambini provenienti da Betlemme. Un’iniziativa che, come spiega al Sir Adriana Sigilli, presidente dell’Associazione Oasi di Pace, promotrice dell’iniziativa, “non è un semplice viaggio o scambio culturale, ma un percorso concreto per aprire uno sguardo nuovo sul futuro”. Il 16 giugno i primi bambini partiranno da Betlemme verso Amman e poi Milano, dove saranno accolti tra Lonate Pozzolo e Seregno. Altri gruppi arriveranno nel mese di luglio, ospitati a Legnano e Primaluna. “Per loro sarà una breccia nel muro che troppo spesso li separa dal mondo – racconta Sigilli –. Scopriranno una quotidianità fatta di libertà, serenità e incontro. Ciò che per noi è normale, per loro può cambiare profondamente lo sguardo sul futuro”. Il progetto nasce in un contesto segnato da anni di difficoltà. “Betlemme ha vissuto un lungo periodo di guerra, instabilità e crisi economica. Il muro di separazione e la mancanza di prospettive hanno inciso profondamente sulla vita delle famiglie”, ricorda la presidente. “Molti bambini sono cresciuti conoscendo solo limitazioni, paura e incertezza”. Proprio per questo Oasi di Pace ha continuato a lavorare accanto ai più piccoli: “Nonostante tutto, non abbiamo mai smesso di seminare speranza. Abbiamo sempre creduto nella forza dell’incontro, dell’educazione e della solidarietà. Ogni piccolo gesto può diventare un seme di futuro”. Al centro del progetto ci sono proprio i bambini, protagonisti di un percorso che unisce sport e formazione. “Sono bambini abituati a vivere tra confini, controlli e tensioni, ma vogliono semplicemente giocare. E lo sport diventa per loro un’espressione di libertà”, spiega Sigilli. Attraverso l’attività sportiva imparano “valori fondamentali come il dialogo, il rispetto, la legalità e il gioco di squadra”. Ma soprattutto si misura una sfida più profonda: “Imparare la non violenza mentre intorno cresce la violenza”. Realizzare questo viaggio non è stato semplice. “Quando abbiamo iniziato a progettarlo, molti dicevano che sarebbe stato molto difficile. E lo è stato davvero: documenti, passaporti, la paura delle famiglie e anche la delusione dello scorso anno, quando tutto si fermò a causa della guerra”. Nonostante le difficoltà, “passo dopo passo abbiamo continuato a camminare”. Lo scorso anno, infatti, alcuni bambini non riuscirono a partire a causa dell’escalation del conflitto in Medio Oriente. “Sembrava che tutto dovesse fermarsi ancora una volta. E invece ‘la Speranza’ ha trovato la strada per andare avanti”. Oggi quei bambini “sono pronti a partire portando con sé un messaggio semplice e potente: la pace può nascere anche nei luoghi più feriti, se qualcuno continua a crederci”. Il progetto coinvolge una rete ampia di realtà italiane: famiglie ospitanti, educatori, volontari, associazioni sportive e donatori. “È un cammino condiviso, costruito insieme – sottolinea Sigilli –. Un vero ‘arcobaleno di pace’ che dimostra come ciò che sembra impossibile possa diventare realtà”. Un punto resta centrale: la pace va costruita nella concretezza. “Come ci ricorda san Francesco, bisogna cominciare da ciò che è possibile. La pace non può restare solo un’idea, deve diventare qualcosa di concreto, giorno dopo giorno”. E conclude: “Sono i bambini di Betlemme i veri messaggeri di pace. Con i loro sorrisi e il loro coraggio ci ricordano che il futuro non appartiene ai muri, ma ai ponti che sappiamo costruire insieme. La pace è possibile, se impariamo a tenerci per mano”.