Cei: Snpg, da Brindisi un “grazie” agli educatori. “Il primo annuncio nasce dalla vicinanza”

(Foto Snpg/Cei)

Non nuove strategie, ma uno sguardo rinnovato: è questo il principale frutto del XXIX Convegno nazionale di Pastorale giovanile, conclusosi il 2 giugno a Brindisi sul tema “Va e accostati”. Tre giorni di ascolto, confronto e discernimento che, si legge in una nota pubblicata oggi sul sito web www.giovani.chiesacattolica.it, hanno consegnato alla Chiesa italiana una consapevolezza chiara: “il primo annuncio passa dall’incontro e l’evangelizzazione nasce dalla vicinanza”. Ispirato al racconto di Filippo e dell’eunuco negli Atti degli Apostoli, il Convegno ha rimesso al centro lo stile dell’accompagnamento. “Prima di proporre, ascoltare; prima di guidare, camminare insieme”. Una prospettiva che invita a superare la logica del “fare per” per riscoprire quella dell’“essere con”, dove la qualità delle relazioni conta più dell’efficienza organizzativa o dei numeri. Tra i segni più significativi emersi a Brindisi, “il riconoscimento del lavoro quotidiano e spesso nascosto di educatori, catechisti, animatori, sacerdoti, religiosi e volontari. È grazie alla loro presenza discreta – si legge nel testo – che tanti giovani possono vivere esperienze significative e aprirsi a percorsi di crescita. Un ‘grazie’ corale, dunque, a chi continua a investire tempo, energie e passione credendo che il Vangelo possa ancora parlare al cuore delle nuove generazioni”. Le riflessioni dei laboratori hanno evidenziato anche “il valore della corresponsabilità: i giovani non sono semplicemente destinatari, ma protagonisti della vita ecclesiale. Accompagnarli significa aiutarli a prendere parola, a scoprire i propri talenti e a mettersi in gioco nelle comunità”. Da Brindisi arriva inoltre un invito “a fare rete, superando isolamento e frammentazione”. Le sfide educative chiedono infatti “una responsabilità condivisa che coinvolga tutta la comunità cristiana”. Nelle parole conclusive è emersa una domanda decisiva: “come valutare il cammino fatto? Non bastano numeri o risultati immediati. Il criterio resta quello evangelico: la crescita nella capacità di amare, servire gratuitamente e generare speranza”. Il Convegno lascia così un messaggio profondo: “Ogni gesto di vicinanza, ogni relazione costruita con pazienza, ogni tempo donato ai giovani non è mai sprecato. È da questa fedeltà quotidiana, spesso silenziosa, che la Chiesa può guardare con fiducia al futuro”.

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