Medio Oriente: p. Fusarelli (Ofm), “non vogliamo restare neutrali, ma essere costruttori di pace, operatori di giustizia”

(Foto Custodia Terra Santa)

“Non possiamo e non vogliamo restare neutrali, ma essere costruttori di pace, operatori di giustizia, capaci di denunciare il male da qualunque parte venga. Nessuna ragione politica, religiosa, strategica o militare può giustificare la negazione della dignità inviolabile di ogni persona umana, senza eccezioni”. È questo il cuore del messaggio, intitolato “Per amore di Sion non tacerò”, di padre Massimo Fusarelli, ministro generale dell’Ordine dei frati minori, nel quale interviene sulla guerra in Medio Oriente, denunciando le violenze e richiamando la responsabilità di tutti di non tacere di fronte al dolore dei popoli. Nel testo, Fusarelli ricordando la presenza plurisecolare dei frati in Medio Oriente (da Israele alla Palestina, dalla Giordania e dal Libano alla Siria), ribadisce la scelta di una presenza concreta accanto alle vittime: “Scegliamo di restare, anche quando la nostra presenza potrà sembrare non più gradita. Scegliamo di restare con l’umiltà dei piccoli e con la franchezza di chi ha imparato da Gesù di Nazareth a dare a Dio ciò che è di Dio e a Cesare ciò che è di Cesare. Non vogliamo restare neutrali neppure noi che non viviamo in Terra Santa, ma che l’amiamo e la facciamo conoscere nel mondo come terra di pace. Impariamo da tanti fratelli e sorelle che, con i passi della pace e della riconciliazione, calcano terre imbevute del sangue dei piccoli, dove risuona la tracotanza dei pochi prepotenti che pretendono di governare il mondo, sfidando l’unico potere: quello dell’amore di Dio onnipotente e misericordioso, che vuole la pace e la felicità di tutti i suoi figli”. Il ministro generale richiama anche la necessità di un impegno concreto, oltre le parole: “Non vogliamo soltanto richiamare genericamente la pace, ma chiamare per nome ciò che la impedisce e può perfino renderla impossibile. Vogliamo porre parole e gesti di pace, prendere posizione restando accanto a chi soffre – di qualunque parte sia – alzando la voce perché i piccoli non siano vittime della prepotenza dei superbi. Frate Francesco ci ha mandati nel mondo con una parola semplice: il Signore ti dia pace! Vogliamo continuare a gridarla e a realizzarla con la vita e con l’annuncio, insieme a donne e uomini di buona volontà. Oggi la pace non può essere soltanto un augurio. Deve diventare una scelta, una responsabilità, una presa di posizione a favore della vita di ogni persona e contro tutto ciò che la umilia e la distrugge. Impegniamoci, ciascuno secondo la propria responsabilità, a trasformare questa scelta in gesti concreti”.

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