Via Crucis: undicesima stazione, “la guerra è stata la croce della nostra vita”

“La guerra è stata la croce della nostra vita. La guerra uccide la speranza. Nel nostro Paese, ancor più dopo le terribili calamità naturali, tante famiglie, bambini e anziani sono senza speranza”. E’ l’appello di un giovane del Vicino Oriente, lanciato nell’undicesima stazione della Via Crucis. “Nel 2012 gruppi di estremisti armati fecero irruzione nel nostro quartiere, ammazzando con raffiche di mitra chi si trovava sui balconi e nei condomini”, l’inizio del suo racconto: “Avevo 9 anni. Ricordo l’angoscia di mamma e papà; la sera ci trovammo abbracciati e in preghiera, consapevoli di una nuova durissima realtà davanti a noi. La guerra diventava ogni giorno più orrenda. Per lunghi periodi mancavano luce e acqua, e si sono scavati pozzi ovunque. Il cibo era un problema quotidiano. Nel 2014, mentre eravamo sul balcone, una bomba scoppiò davanti a casa, scaraventandoci all’interno e coprendoci di vetri e schegge. Pochi mesi dopo un’altra bomba centrò la camera dei miei, che si salvarono per miracolo e decisero a malincuore di lasciare il Paese. Cominciò un altro calvario perché, dopo due tentativi di ottenere un visto, non ci rimase che imbarcarci. Rischiammo la vita, rimanemmo su una roccia ad aspettare l’alba e una nave della guardia costiera. Salvati, gli abitanti del posto ci accolsero a braccia aperte, capendo le nostre difficoltà”.

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