Ue-Afghanistan: richiamo al regime talebano. Revocare i divieti imposti alle donne. A rischio gli aiuti umanitari

“Il 4 aprile l’Ue ha appreso con profondo sconcerto che i talebani hanno deciso di vietare alle donne afghane di lavorare per l’Onu e le sue agenzie, fondi e programmi”. Lo dichiara in una nota l’Alto rappresentante dell’Ue, Josep Borell. L’Ue, insieme all’Onu, partner internazionali e a molti afghani, “chiedono ai talebani di revocare immediatamente i divieti e di garantire alle donne e alle ragazze un accesso paritario all’istruzione e a tutte le sfere sociali, economiche e pubbliche”. L’Afghanistan sta affrontando “una delle peggiori crisi economiche e umanitarie del mondo, con oltre 28 milioni di persone, due terzi della popolazione, che necessitano di assistenza umanitaria e milioni di afghani già sull’orlo della carestia”. L’Ue ribadisce “l’impegno a fornire assistenza a alla popolazione afghana, in linea con un approccio di principio. Esortiamo i talebani a consentire alle donne di partecipare in modo equo e significativo alla fornitura di aiuti e servizi, in modo che le donne possano impegnarsi pienamente e attivamente nella società, oltre a rimanere beneficiarie degli aiuti. Il personale femminile non deve essere sostituito”. Come dichiarato nelle conclusioni del Consiglio del 20 marzo 2023: “Se le attività non possono essere portate avanti in linea con l’approccio di principio dell’Ue, ossia fornendo aiuti in modo non discriminatorio, indipendentemente dal genere, il sostegno a tali attività sarà riconsiderato”. L’Ue invita i talebani a “mantenere le loro promesse e a dimostrare la loro capacità di rispettare e proteggere i diritti umani e di fornire servizi di base all’intera popolazione afghana, in linea con le loro precedenti dichiarazioni e promesse”.

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