Via Crucis: quattordicesima stazione, “vivevamo nude perché non scappassimo”

“Era un venerdì sera, quando i ribelli fecero irruzione nel nostro villaggio, presero in ostaggio tutti quelli che poterono, deportarono chi trovarono e ci caricarono di quanto avevano saccheggiato”. Per il gruppo di ragazze dell’Africa australe che hanno portato la croce durante la 14ª e ultima stazione della Via Crucis, quella data rimane indelebile: “Durante il tragitto uccisero molti uomini con proiettili o coltelli. Le donne le portarono in un parco. Ogni giorno eravamo maltrattate nel corpo e nell’anima. Spogliate di abiti e di dignità, vivevamo nude perché non scappassimo. Per grazia un giorno, quando ci mandarono a prendere l’acqua al fiume, riuscii a fuggire. La nostra provincia è ancor oggi un luogo di lacrime e dolore. Quando il Papa è venuto nel nostro Continente, abbiamo deposto sotto la croce di Gesù gli abiti degli uomini armati, che ancora ci fanno paura. Nel nome di Gesù li perdoniamo per tutto quello che ci hanno fatto. Al Signore chiediamo la grazia di una convivenza pacifica e umana. Sappiamo e crediamo che il sepolcro non è l’ultima dimora, ma che siamo tutti chiamati a vita nuova nella Gerusalemme celeste”.

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