8xmille: mons. Baturi (Cei), “una scelta di libertà e di democrazia”

(Foto Siciliani - Gennari/SIR)

“Non è una forma di finanziamento alla Chiesa cattolica, ma una modalità libera attraverso la quale i cittadini decidono chi debba soddisfare i fini indicati dalla legge. Parlare di altro è una distorsione gravissima: la Chiesa non può destinare le somme a proprio piacimento, ma ci sono fini determinati”. Lo dice il segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Baturi, in un’intervista al Sir sulla destinazione dell’8×1000 a pochi giorni dall’avvio della stagione della dichiarazione dei redditi. L’istituzione dell’8×1000, ricorda mons. Baturi, “è stata una scelta di libertà per lo Stato e non di convenienza economica. Una scelta di democrazia, di una laicità che non esclude il fatto religioso ma lo sostiene”. Anche altri ordinamenti prevedono forme di sostentamento ma quella italiana, precisa il segretario generale della Cei, “è la più controllata. Nelle aree germaniche, ad esempio, lo Stato segue semplicemente le disposizioni ecclesiastiche sulle tasse. Invece in Italia non c’è alcun aggravio della posizione fiscale dei cittadini per il raggiungimento di scopi che sono a vantaggio dell’intera collettività”. “ La Chiesa italiana destina circa un terzo delle risorse per andare incontro ai bisogni delle persone indigenti, dei migranti, di chi cerca una casa, di chi ha bisogno di ambulatori per curarsi, dei più poveri. Parliamo di oltre 200 milioni di euro all’anno”, osserva mons. Baturi.

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