Processo in Vaticano: mons. Perlasca non figura nel primo elenco dei 27 testimoni dell’accusa

Mons. Alberto Perlasca, considerato uno dei “testimoni-chiave” nell’ambito del del processo in corso in Vaticano sugli investimenti finanziari della segreteria di Stato a Londra, non figura – a sorpresa – nel primo elenco dei 27 testimoni dell’accusa, diffuso oggi al termine della 25ª udienza nell’Aula polifunzionale dei Musei Vaticani. Lo ha riferito il “pool” di giornalisti ammessi a seguire l’udienza odierna, dedicata all’ultima parte dell’interrogatorio di Fabrizio Tirabassi, ex funzionario amministrativo della Segreteria di Stato accusato di peculato, corruzione, estorsione, truffa e abuso d’ufficio. L’interrogatorio del Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi, si è concentrato in particolare sulla rete di rapporti con altre figure che fungevano da consulenti nel panorama degli investimenti svolti a Londra dalla Segreteria di Stato. Interrogato su chi gli avesse conferito l’incarico, Tirabassi ha risposto di averlo ricevuto “a voce” da mons. Perlasca, “senza una trascrizione formale”. Poi il Promotore di Giustizia ha chiesto conto a Tirabassi dei suoi redditi personali e anche dei redditi della moglie, i quali risultavano stabili negli anni, ma – in base alla proiezione di un documento in aula – nel 2015 in un documento delle banche svizzere si parlava di un conto riguardante Tirabassi che ammontava a 1.360.000 euro. Tirabassi ha spiegato che dal 2004 al 2009 aveva ricevuto da mons. Pavan una procura per due fondi, poi revocata da mons. Perlasca al suo arrivo. Alle domande relative al riscontro, nella casa paterna di Tirabassi a Celano, in Abruzzo, di una somma di 200mila euro in contanti e di monete per un valore totale di un milione di euro, l’imputato ha replicato: “Non erano miei. Erano i risparmi di mio padre, la sua vita. Lui era restio a depositare soldi in banca, aveva subito delle rapine e riteneva più prudente conservarli in casa. Mio padre ha avuto una lunga attività lavorativa in Vaticano, poi ha coltivato la sua passione che era il collezionismo numismatico, per cui ha fatto anche da consulente”. Al termine dell’interrogatorio del Promotore di Giustizia, Tirabassi ha rifiutato il controinterrogatorio delle parti civili, facendo presente che si trattava del suo quarto interrogatorio e che aveva già risposto a tutto: “Voglio fermarmi qui”. Il presidente del Tribunale vaticano, Giuseppe Pignatone, al termine dell’udienza ha annunciato che domani si riprenderà con l’interrogatorio dell’avvocato Nicola Squillace, mentre il 30 settembre saranno sentiti i primi testimoni dell’accusa, tra i i quali non figura appunto mons. Perlasca.

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