Afghanistan: l’impegno dello scautismo per il Paese e i progetti di sostegno alla popolazione

Venticinque gruppi di ragazze afgane che si incontrano nel loro Paese, sebbene con discrezione e senza immagini pubbliche, sotto il cappello delle “girl scout”, ossia le guide, parte integrante dell’associazione scout afgana e delle loro attività. Insieme sviluppano alcuni programmi di sostegno alla popolazione: Sisters 4 Sisters, per l’apprendimento di bambine e ragazze, per distribuire i “Love You packages” (materiali funzionali al processo di apprendimento e di lettura); Brothers 4 Brothers, per la formazione alla leadership; Meals for Youth Programs, per la distribuzione di almeno un pasto giornaliero ai bambini/e a rischio fame; Support Groups for Out of Work Professional Women, per sostenere dal punto di vista finanziario le donne divenute disoccupate dopo la presa del potere da parte dei talebani, impiegandole nei progetti di sensibilizzazione della comunità. Ad agosto 2021 è stato fra le prime forze a sostenere gli sfollati dell’offensiva talebana con una serie di interventi umanitari (accoglienza in un campo fornito di tende, supporto alimentare e sanitario e di altri beni di prima necessità).
Lo scautismo afgano è di antica tradizione e la sua storia parte nel 1931, mentre nel 1933 l’associazione (allora solo maschile) fu ammessa all’associazione mondiale scout, il Wosm; nel 1957, con il sostegno dell’allora monarca, il re Zaher Shah, lo scautismo afgano conobbe la sua “Primavera”; nel 1960 nacquero le prime unità femminili e si organizzò in una associazione autonoma dalle istituzioni governative; con l’invasione russa dell’Afghanistan lo scautismo, dopo un primo tentativo di essere usato dalla potenza occupante in funzione di controllo sociale, finì con lo scomparire dalla scena. A partire dal 2002 però, dopo la sconfitta russa prima e dei talebani poi, il movimento rinasce per l’azione congiunta del nuovo governo, dei tanti volontari formatisi all’interno delle proprie comunità di origine e dei capi scout afgani che avevano costituito l’ossatura della Afghan Scout Society, dell’Onu e dell’organizzazione intergovernativa afgana Parsa fondata nel 1996. Parsa, il ministero dell’Educazione afgano ed il Wosm riavviarono il processo di formazione capi e di strutturazione di una organizzazione nazionale, fondata sulle comunità e basata sui volontari, al fine di rilanciare il Programma Scout afgano: l’Afghanistan National Scout Organization sarebbe rientrata a pieno titolo nel Wosm nel 2020. “Il nostro movimento Scout è attivo, comprese le nostre ‘Girl Scouts’, in molte province – ha dichiarato Parsa di recente –. Abbiamo fatto un sondaggio il mese scorso e abbiamo contato 5.600 Scout attivi nelle unità e molti altri (stimati in 2800) che aspettano di riprendere le loro riunioni”. Le attività vanno tutte a favore della popolazione e, in particolare, delle famiglie più vulnerabili, dei bambini/e, delle ragazze e delle donne che stanno vivendo una situazione ancora più “difficile” a causa delle restrizioni del governo.

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