Scienza: mons. Viganò (Pas), “conoscenza e innovazione tecnologica siano a servizio dell’umanità”

“La questione cruciale che, da sempre, sostiene la riflessione ecclesiale sulla scienza tra conoscenza e innovazione tecnologica ha a che fare con la cura e la custodia dell’umano”. Lo spiega mons. Dario E. Vigano, vice cancelliere della Pontifica Accademia delle Scienze (Pas), nel suo intervento sul tema “La scienza tra conoscenza e innovazione tecnologica” durante il Meeting internazionale “La scienza per la pace”, in corso a Teramo. “L’approccio ecclesiale non è mai strumentale, ma esistenziale. Il percorso, che ne nasce, non è strutturato in una semplice acquisizione del dato scientifico, seppure in situazioni mutate e mutevoli; è invece articolato in una relazionalità tra architetture di senso che definiscono l’attenzione verso l’umanità”. In questo senso “si può parlare di un vero e proprio ‘stile scientifico’ della Chiesa che offre indicatori precisi tratti dalla stessa sostanza ecclesiale”. A livello teologico, “si parla del ‘principio d’Incarnazione’ come metodo di ricerca. È questo stesso principio a diventare denuncia delle storture che nascono da una certa deriva del progresso. È un criterio con cui guardare agli anni passati e a quelli che si aprono”. Ricordando le parole di Papa Francesco nell’Evangelii gaudium, “Il tempo è superiore allo spazio”, mons. Viganò chiarisce: “Applicato alla scienza, questo postulato è sostegno ad azioni che generano nuovi dinamismi e coinvolgono persone, gruppi, per essere portate avanti e fruttificare in avvenimenti storici. È responsabilità per il passato e attenzione al futuro, costruita nel presente. È questo senso d’incompiutezza e di ricerca continua a coinvolgere, a far nascere vita da consegnare come eredità ad altri, a non interrompere il patto generazionale. Invitati da Papa Francesco dobbiamo imparare a fermarci come il samaritano, a makes time, fare tempo per l’altro perché nessuno si salva da solo. E ricordiamoci che l’opposto di fare tempo è la concupiscenza o come dice Papa Francesco (nella Fratelli tutti, ndr) ‘l’inclinazione dell’essere umano a chiudersi nell’immanenza del proprio io’”. Per il vice cancellerie della Pas, “la proposta cristiana vive di questa dinamicità che si esplicita in maniera evidente anche nella comunicazione. A tal punto da poter considerare questo processo come fecondativo nello stesso ricercatore. È un moto interiore che diventa sorgente di comunità attrattive e generative a loro volta. Se questo impulso diventa sterile, è sintomo di autoreferenzialità. L’enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco è un programma di lavoro irrinunciabile per un ‘patto scientifico’ a livello globale, aperto alla conoscenza e all’innovazione tecnologica a servizio dell’umanità”.

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