Libano: incontro in Vaticano. P. Zgheib (Pom), “tanti spunti per ripartire”

La giornata di preghiera e di riflessione sul Libano che ha riunito a Roma Papa Francesco con i Capi delle Chiese e comunità ecclesiali presenti nel Paese dei Cedri, non è stata un pretesto per ripiegarsi sui propri fallimenti e alimentare il senso di incertezza. Al contrario, essa appare piena di spunti che possono aiutare i cristiani del Libano a offrire un contributo nuovo per uscire dalla crisi che attanaglia la nazione, riconoscendo gli errori ma anche le ricchezze umane e spirituali di cui far tesoro, a servizio di tutti. Ne è convinto il sacerdote maronita Rouphael Zgheib, direttore nazionale delle Pontificie opere missionarie (Pom) del Libano che a Fides si è detto colpito dall’intervento di Papa Francesco, a conclusione della giornata, che si è aperto “non con rimostranze e lamenti rivolti verso gli altri, ma con una richiesta di perdono per la mancanza di testimonianza cristiana da parte nostra. La tendenza a dare sempre tutte le colpe dei mali del Paese agli altri, a cominciare dai politici, può diventare un alibi per auto-assolversi e non lasciarsi interrogare su come siamo chiamati a confessare la nostra fede nelle circostanze e nelle condizioni in cui ci troviamo”. Nell’incontro di Roma – fa notare il sacerdote maronita – “nessuno ha tirato fuori dal cappello soluzioni magiche con la presunzione di risolvere in un baleno la crisi micidiale attraversata dal Paese, magari affidandosi ad aiuti o ‘protettori’ esterni. Mi sono sembrati importanti” aggiunge padre Zgheib “anche i passaggi in cui il Papa ha invitato a guardare alle donne, ai giovani e ai legami da custodire con i libanesi in diaspora, sparsi per il mondo”. “Nell’intervento di Papa Francesco”, sottolinea padre Rouphael, “non ci sono riferimenti diretti a questioni istituzionali, anche perché quando si entra sul terreno delle scelte politiche, le opinioni possono divergere anche tra i Capi delle Chiese cristiane. Il Papa non ha fatto nemmeno riferimento alla questione dei numeri e dei mutevoli ‘rapporti di forza’ esistenti tra le diverse comunità dal punto di vista demografico. Quello che mi sembra evidente, è che anche il Papa non ha indicato come questione prioritaria quella di ‘difendere’ spazi di potere e agibilità politica riservati ai cristiani. Il destino delle comunità cristiane libanesi rimane condiviso con i nostri concittadini musulmani, sciiti e sunniti. E anche le opere caritative, assistenziali e sanitarie animate da i cristiani vanno custoditi come bene prezioso proprio perché rappresentano un contributo potente dei cristiani a tutta la comunità libanese, nell’orizzonte del bene comune richiamato più volte anche nel discorso del Pontefice”.

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