Coronavirus Covid-19: Iss, “per letalità differenze tra Regioni si riducono se si tiene conto di demografia e diffusione virus nel tempo”

Il “Case fatality rate” (Cfr) standardizzato “presenta una variabilità a livello regionale, con i più alti valori osservati in Lombardia (5,7%) ed Emilia-Romagna (5,0%), mentre i livelli più bassi sono stati osservati in Umbria (2,3%) e Molise (2,4%)”. È quanto si evince da un rapporto dell’Istituto superiore di sanità (Iss) appena pubblicato, dove sono presentate anche le stime sulla letalità del Covid-19 anche a livello regionale e in riferimento alle diverse fasi dell’epidemia.  “Nell’interpretare le differenze regionali di Cfr è importante tenere in considerazione la tempistica con cui l’epidemia si è manifestata nei diversi ambiti territoriali. L’epidemia ha colpito prevalentemente l’area settentrionale del Paese durante la prima ondata (febbraio-maggio), per poi estendersi più diffusamente sull’intero territorio nazionale nelle fasi successive – si legge nel documento –. Questa disparità nella distribuzione dei casi nel tempo potrebbe spiegare parte delle differenze del Cfr regionale riferite all’intero periodo esaminato”. Alcune delle differenze regionali che emergono dall’analisi condotta sull’intero periodo (febbraio-ottobre) appaiano infatti meno pronunciate e talvolta invertite quando i Cfr regionali sono confrontati separatamente per ciascuna fase epidemica.
E rispetto all’Europa? “I dati disaggregati per sesso, classe di età e fase epidemica, così come analizzati in questo rapporto, non sono disponibili per altri Paesi europei – spiega il report – e pertanto non è metodologicamente corretto eseguire un confronto del Cfr per Paese. È comunque opportuno notare che i Cfr standardizzati utilizzando la popolazione europea standard come riferimento sono risultati inferiori a quelli calcolati usando come riferimento la popolazione italiana residente. Questo suggerisce che la struttura per età relativamente più anziana della popolazione italiana possa spiegare in parte le eventuali differenze con gli altri Paesi”.
L’unico confronto possibile a livello internazionale è basato sull’eccesso di mortalità registrato durante l’epidemia rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti: “Le stime fornite da Eurostat riguardo la variazione percentuale dei decessi registrati nel periodo febbraio-ottobre 2020 rispetto a quelli registrati nello stesso periodo dei quattro anni precedenti mostrano come l’Italia, rispetto alla stima complessiva riferita ai 27 Paesi membri dell’Ue, abbia avuto, a eccezione della prima ondata epidemica, un eccesso di mortalità inferiore alla media europea (13,1% vs 17,1% nel mese di ottobre)”.

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