Accoglienza: Aibi, apre la casa “Padre Mario” per nuclei familiari fragili

Il Coronavirus non ferma l’accoglienza. Così, grazie ad Aibi-Amici dei Bambini e alla cooperativa sociale Aibc, nasce nel sud est milanese la Casa di accoglienza “Padre Mario”, per accogliere i nuclei fragili anche in questo momento segnato da precauzioni di natura sanitaria per qualsiasi attività. “Questo progetto di pre-accoglienza – spiega Maria Galeazzi della cooperativa sociale Aibc – nasce per rispondere all’esigenza di poter comunque procedere a delle accoglienze nelle nostre strutture in modo tutelato anche in questa fase di emergenza sanitaria. Le persone, solitamente nuclei mamma-bambino, che si trovano nella necessità di essere accolte con urgenza potranno essere ospitate in questa struttura in cui è più semplice gestire l’isolamento domiciliare e il distanziamento sociale per i primi 14 giorni, in modo che sia possibile avere la certezza che le persone accolte possano successivamente essere inserite in una comunità, dove poi avviene il grosso del lavoro educativo”.
“La struttura – prosegue – è organizzata in quattro stanze allestite come monolocali molto confortevoli, con zona giorno, zona notte e bagno e la possibilità di godere di un giardino. Ovviamente gli ospiti sono seguiti da un’equipe multidisciplinare che ha il compito di monitorare l’accoglienza durante questo periodo di due settimane”.
La Casa di accoglienza “Padre Mario” è intitolata alla memoria di padre Mario Colombo, missionario del Pime in Brasile ispiratore, nell’ aprile del 1984 , di Amici dei Bambini. “Questo traguardo – spiega il presidente di Aibi, Marco Griffini – è per noi un nuovo tassello nella nostra mission principale, che è quella dell’accoglienza. Un tassello aggiunto in un momento particolarmente difficile per tutto il Paese e, proprio per questo, ancora più necessario”.
“A padre Mario Colombo, così come a don Carlo Grammatica – aggiunge Griffini – si deve la nascita di questa grande avventura che è il mondo di Aibi Insieme a loro abbiamo aperto una finestra, nel nostro Paese, sul mondo dell’accoglienza, oltre trentacinque anni fa. Oggi a padre Mario rendiamo onore con questa struttura, che speriamo possa servire ad allargare le braccia dell’accoglienza soprattutto in un momento difficile e sfidante come quello che stiamo attraversando. Perché l’epidemia che ha colpito il nostro popolo ha purtroppo spesso soffocato quei drammi familiari che invece hanno continuato a verificarsi, nascosti tra le mura delle case in lockdown e aggravati dalla situazione di isolamento che chi vive in condizioni di fragilità ha sperimentato in questi ultimi mesi. Ma, anche quando tutto deve fermarsi o ripensarsi, l’accoglienza non può farlo. L’accoglienza non si ferma. E non si fermerà”.

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