Papa Francesco: ai sacerdoti di Roma, “la nuova fase che iniziamo ci chiede saggezza, lungimiranza e impegno comune”

foto SIR/Marco Calvarese

“La nuova fase che iniziamo ci chiede saggezza, lungimiranza e impegno comune, in modo che tutti gli sforzi e i sacrifici fatti finora non siano vani”. Lo scrive Papa Francesco nella lettera inviata ai sacerdoti della diocesi di Roma, non avendo potuto celebrare a livello diocesano la Messa crismale. La lettera porta la data del 31 maggio, solennità di Pentecoste, ed è stata diffusa oggi dalla Sala Stampa vaticana.
“Durante questo tempo di pandemia, molti di voi hanno condiviso con me, per posta elettronica o telefono, che cosa significava questa situazione imprevista e sconcertante. Così, senza poter uscire né avere un contatto diretto, mi avete permesso di conoscere ‘di prima mano’ ciò che stavate vivendo”, ricorda il Pontefice, sottolineando che, “sebbene fosse necessario mantenere il distanziamento sociale, questo non ha impedito di rafforzare il senso di appartenenza, di comunione e di missione che ci ha aiutato a far sì che la carità, specialmente con le persone e le comunità più svantaggiate, non fosse messa in quarantena. Ho potuto constatare, in quei dialoghi sinceri, che la necessaria distanza non era sinonimo di ripiegamento o chiusura in sé che anestetizza, addormenta e spegne la missione”.
“Incoraggiato da questi scambi”, il Santo Padre scrive ai sacerdoti per “essere più vicino” a loro “per accompagnare, condividere e confermare” il “cammino”: “La speranza dipende anche da noi e richiede che ci aiutiamo a mantenerla viva e operante; quella speranza contagiosa che si coltiva e si rafforza nell’incontro con gli altri e che, come dono e compito, ci è data per costruire la nuova ‘normalità’ che tanto desideriamo”.

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