Coronavirus Covid-19: Istat, nell’editoria “ampie possibilità di sviluppo per il digitale”. “Associazionismo rappresenta una risorsa per far fronte alla crisi”

A seguito dell’emergenza coronavirus Covid-19, per il settore dell’editoria “ampie possibilità di sviluppo per il digitale” anche se “la pubblicazione di libri in formato e-book è un’attività di produzione appannaggio quasi esclusivo dei grandi editori (91,3% delle opere pubblicate in formato e-book)”. Lo rende noto oggi l’Istat, diffondendo le statistiche di “Editori e libri nello scenario del Covid-19”.
In campo digitale, gli editori – soprattutto i grandi – non si limitano alla pubblicazione di e-book ma digitalizzano testi in catalogo, stampano su richiesta, progettano banche dati e offrono servizi Internet. Il fatturato che deriva dalla vendita di contenuti digitali è tuttavia ancora modesto: per il 92,6% degli editori attivi non supera il 10% del totale, indipendentemente dalla dimensione d’impresa. Soltanto per l’8,9% dei grandi editori la quota di vendita dei prodotti digitali è compresa tra l’11% e il 25% del fatturato complessivo.
“Un quarto degli editori attivi – viene sottolineato – aderisce a una associazione di categoria: oltre la metà (54,0%) dei grandi editori, il 28,4% dei medi e il 13,9% dei piccoli”. Secondo l’Istat, “l’associazionismo può rappresentare una risorsa in più per fronteggiare la situazione critica dovuta all’emergenza Covid-19”.
Infine, in questo settore è “contenuto il ricorso all’esternalizzazione” delle attività produttive rispetto ad altri comparti culturali; a risentire maggiormente delle difficoltà dettate dall’emergenza economica sarebbero la traduzione dei testi, per la quale un editore su tre ricorre all’esternalizzazione del servizio (33,6%), e l’impaginazione, la grafica e la realizzazione della copertina (25,6%).

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Riepilogo