Coronavirus Covid-19: Ferrara, i catechisti del carcere invitano a pregare per i detenuti

Privati dei colloqui con i familiari e della presenza dei catechisti, i detenuti della Casa circondariale di Ferrara si sentono “ancora più soli, più tristi, più emarginati”. È quanto scrivono in una lettera i catechisti del carcere. “Alla nostra preghiera di ogni giorno per i medici, i ricercatori, gli operatori sanitari, che con abnegazione e spirito di sacrificio curano i malati, e per coloro che il Signore ha accolto tra le Sue braccia misericordiose, vogliamo unire anche la preghiera per tutti i detenuti”, prosegue la missiva. Il carcere “è una parte della nostra società, della nostra Chiesa, anche loro sono figli di Dio. Gesù stesso ha detto: ‘ero carcerato e siete venuti a trovarmi’. La nostra preghiera li farà sentire meno soli e meno tristi, sentiranno che il Signore gli è vicino e li ama, e che la Madonna li protegga”. Secondo i catechisti, “in fondo al cuore di ogni uomo il Signore ha posto un ‘seme di bontà’, che prima o poi si manifesta. Questo seme si fa sentire anche in carcere”. “Tanti detenuti ci confidano di pregare il Signore nella solitudine della loro cella, tanti hanno un libretto di preghiere oppure pregano come gli suggerisce il cuore. Il carcere non è soltanto un luogo di espiazione, ma anche di preghiera; così si ripete l’atteggiamento di Paolo e Sila, che in prigione erano ‘in preghiera’ (cfr. Atti, 16,25)”, la conclusione della lettera.

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