Coronavirus Covid-19: don Albertini (Milano), “ci viene chiesto di vivere un po’ nel segreto il rapporto con il Signore ma è nel cuore che Lui si fa sentire”

“Come rito ambrosiano, a Milano e quindi in mezza Lombardia perché la diocesi comprende mezza Lombardia, la nostra Quaresima inizia domenica e sarà un inizio senza messe e senza l’imposizione delle ceneri per il popolo perché così è stato stabilito a seguito dell’ordinanza regionale sull’emergenza coronavirus. Come cristiani questa privazione credo ci faccia riflettere sul fatto che diamo per scontato che possiamo andare a messa, che nessuno ci fa del male per questo mentre in molte parti del mondo i  cristiani sono perseguitati per il solo fatto di essere cristiani”. Lo dice al Sir don Alessio Albertini, prete della diocesi di Milano e assistente ecclesiastico nazionale del Centro sportivo italiano (Csi), a margine della presentazione, oggi a Roma, della XIV edizione della Clericus cup. “Questo ‘digiuno’ – prosegue – può essere occasione per chiedersi quanto riteniamo importante la celebrazione eucaristica o se sia diventata per noi un’abitudine”. E se questa privazione “può forse essere la penitenza più grande che un cristiano possa vivere iniziando la Quaresima, può anche diventare un motivo che ci spinge ancora più a voler bene al Signore. L’invito che Gesù rivolge ai suoi discepoli è: ‘Quando digiuni e quando preghi non farlo in piazza, non suonare la tromba, ma ritirati nel segreto della tua camera e il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà”. Questo, conclude, “è un tempo in cui ci viene chiesto di vivere un po’ nel segreto il rapporto con il Signore ma, come ci ricorda anche il Papa nella sua lettera per la Quaresima, è proprio nel cuore che Dio scava e si fa sentire”.

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