Diocesi: Milano, immaginare la presenza religiosa in Mind. Mons. Delpini, “percorsi per rinvenire risposte alle inquietudini umane”

(Foto SIR)

(Milano) “Quanti giovani smarriti e fragili di oggi potrebbero essere rassicurati dall’avere risposte, ma noi non siamo capaci di offrirle e, allora, di fronte agli interrogativi di oggi abbiamo bisogno di immaginare un luogo dove la domanda possa fare intuire dei percorsi. Per questo lanciamo una call per trovare soluzioni e idee”. Così l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, prendendo la parola nella conferenza stampa di presentazione, svoltasi presso Cascina Triulza nella Area Mind (Ex Expo), ha delineato la logica di “Call for ideas”, iniziativa lanciata dalla diocesi di Milano con il titolo “Immaginare la presenza religiosa in Mind”. Istituendo la call, la diocesi intende non solo raccogliere stimoli e suggerimenti per la realizzazione di una presenza stabile della Chiesa cattolica in questo nuovo “quartiere”, ma anche verificare la disponibilità di associazioni e istituzioni interessate all’ecumenismo e al dialogo, mostrando in questo modo il ruolo essenziale delle religioni nella vita umana, individuale e comunitaria. “Le tradizioni religiose hanno una dottrina e, così, si possono dare origine a chiese, dove trovare, come in un supermercato, la risposta che appare a ciascuno più congeniale. Questa non è la nostra convinzione”, ha proseguito mons. Delpini. “Siamo qui per dire che la Chiesa cattolica si rende conto che abbiamo delle domande che condividiamo con tutti, e anche se non abbiamo risposte, crediamo di avere dei cammini promettenti da percorrere. Vogliamo camminare insieme, adulti, giovani, scienziati, poeti, sacerdoti. La nostra Chiesa si pone davanti a questo distretto dell’innovazione con l’idea di avviare dei percorsi per rinvenire risposte alle inquietudini umane”.
Ad esempio, sempre per usare alcuni interrogativi espressi dal presule, “come si fa a costruire un luogo in cui la dimensione religiosa non sia censurata, in cui la religione non diventi un principio di condanna e opposizione alla scienza, ma un principio di alleanza e non di discriminazione? Come si fa a creare un’occasione di incontro in cui si sia veramente se stessi, sinceri e insieme fratelli ossia insieme? Non vogliamo costruire tante piccole chiese per altrettante religioni o dare lezioni, ma crediamo di essere animati da una profonda e invincibile simpatia per l’umanità e per la speranza. Siamo poveri, perché siamo fragili e inquieti, ma abbiamo la fiducia che ci sia possibile immaginare proprio in questo luogo – che penso che nessuno voglia ridurre a un algoritmo – come vale la pena essere uomini e donne. Noi siamo interessati al perché e lanciamo la call per trovare strade, realizzare condizioni e modi di incontro che convincano tutti che c’è una buona ragione per essere uomini e donne e per generare il futuro”.

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