Vescovi europei: mons. Grusas (Ccee) su caso Indi Gregory e legge aborto Francia, “non possiamo accettare che un giudice decida della vita e della morte di una persona”

(da Malta) “Siamo chiamati oggi più che mai a difendere la piena dignità di ogni vita umana e il diritto di tutti di essere curati e aiutati a vivere fin quando è possibile. Non possiamo accettare che un giudice decida della vita e della morte di una persona. La vita è un dono di Dio, e come tale va difesa dal concepimento fino alla morte naturale”. Parole di forte denuncia sono state pronunciate questo pomeriggio a La Valletta (Malta) da mons. Gintaras Grušas, arcivescovo di Vilnius e presidente del Ccee. Aprendo l’Assemblea plenaria del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), l’arcivescovo ha fatto riferimento anche al caso di Indi Gregory, la bambina inglese cui sono stati staccati i supporti vitali contro il parere dei genitori. Una vicenda – ha detto Grušas – che “ha colpito l’attenzione di tutto il mondo, e anche di Papa Francesco” e che “fa seguito a tante altre storie analoghe, seppure con le loro differenze cliniche”. “Non si tratta di casi isolati”, ha sottolineato l’arcivescovo. “Allo stesso tempo – ha aggiunto -, sono sempre più forti le pressioni per garantire un presunto diritto all’aborto. Guardiamo con preoccupazione alla proposta di inserire il diritto all’aborto nella Costituzione francese. Ci uniamo ai vescovi francesi, che, riuniti in plenaria a Lourdes, hanno detto un secco no alla proposta e hanno messo in luce come gli aborti in Francia lo scorso anno sono stati 234mila”, “un triste primato nell’Unione europea, un dato che non diminuisce, anzi aumenta”. Sono purtroppo solo “gli ultimi casi” di una “tendenza europea” che sembra “ormai definita”, “in un piano inclinato che porta sempre più da una cultura della vita ad una cultura della morte”. Sempre a questo proposito, i vescovi europei guardano con preoccupazione anche alla legge sull’eutanasia approvata in Portogallo mentre “in Olanda, sempre quest’anno, l’eutanasia è stata ammessa anche per i bambini al di sotto dei 12 anni”. “Vogliamo, come vescovi – ha concluso Grušas -, impegnarci a sviluppare una nuova cultura della vita, che includa la cura del non nato, del concepito, del malato terminale, ma anche del povero, del migrante forzato, e di tutte le vittime che ci troviamo di fronte. Saremo una ‘Europa samaritana’ solo se sapremo parlare ad una sola voce su questi grandi temi che ci interrogano”.

 

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