Elezioni: Aibi, “subito la cittadinanza ai minori adottati dall’estero”

Fra i tanti problemi che circondano l’adozione internazionale, il cui calo è conclamato ormai da anni e ribadito dai numeri rilasciati dalla Cai proprio in questi giorni relativi alle adozioni dei primi sei mesi del 2022, ce n’è uno meno conosciuto ma che è probabilmente tra i più difficili da comprendere: in Italia non viene riconosciuta in automatico la cittadinanza ai bambini adottati all’estero da coppie italiane. A denunciarlo è l’associazione Aibi-Amici dei bambini definendolo “un ennesimo dazio pagato alla burocrazia che comporta l’allungamento dei tempi anche per lunghi mesi e assimila per legge, fino al momento in cui l’adozione sia trascritta, il minore adottato al minore in affido, con evidenti limitazioni della responsabilità genitoriale, oltre ai conseguenti disagi, in alcuni casi anche gravi, per lo stesso minorenne”.
Questa grave situazione è stata oggetto di specifiche raccomandazioni che Aibi, insieme alle oltre 100 associazioni del Gruppo Crc (Gruppo di lavoro per la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ndr), ha indirizzato al Governo italiano nel Rapporto di monitoraggio dell’attuazione della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia. In particolare, le associazioni hanno denunciato come la procedura in essere porti un significativo allungamento dei tempi durante il quale il minore risulta assimilabile al minore in affidamento con evidente limitazione della responsabilità genitoriale; per non dire delle situazioni di fallimento adottivo, anche entro l’anno dall’ingresso in famiglia, in cui la persona di minore età si trova sostanzialmente in stato di abbandono in Italia senza averne ancora acquistato la cittadinanza.
Per questi motivi il gruppo Crc, di cui Aibi fa parte già da oltre 15 anni, nel 12° rapporto Crc appena pubblicato, ha raccomandato al Parlamento di “approvare una modifica della Legge 184/1983 che permetta al minorenne straniero adottato di acquistare la cittadinanza italiana a seguito dell’autorizzazione all’ingresso in Italia da parte della Commissione per le adozioni internazionali”. Di qui l’auspicio che “l’appello venga presto colto perché i diritti fondamentali dei bambini non possono attendere”.

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