Ucraina: le due Caritas ricevute ieri da Papa Francesco. “Condivise esperienze, sentito grande sostegno”

(foto dal profilo Instagram di Caritas Spes)

Ieri Papa Francesco ha ricevuto in visita privata a Casa Santa Marta in Vaticano Tetiana Stawnychy, presidente di Caritas Ucraina, e padre Vyacheslav Grynevych, segretario generale di Caritas-Spes Ucraina. Durante l’incontro ha detto loro “che non sarà facile una visita in Ucraina perché la situazione generale può rendere difficile il lavoro per la pace”. Lo hanno confermato oggi i responsabili delle due Caritas in Ucraina durante una conferenza stampa nella sala Marconi di Radio Vaticana, a Roma. “Abbiamo parlato per trenta minuti delle persone, delle nostre esperienze e il Papa ha detto di essere stato molto toccato dai bambini ucraini accolti all’ospedale Bambino Gesù e dall’incontro con le famiglie – ha riferito padre Grynevych, rispondendo ai giornalisti –. Noi sappiamo che la Santa Sede e la diplomazia vaticana stanno lavorando e ci dimostrano grande supporto e sostegno nella preghiera, abbiamo avuto anche due cardinali in Ucraina”. Padre Grynevych ha raccontato al Papa che i vescovi e preti ucraini “sono diventati volontari in Caritas, abbiamo magazzini per stoccare gli aiuti in ogni comunità, buone collaborazioni e unità. Il Papa ci ha detto che è ciò che desidera: una Chiesa in uscita. È la nostra esperienza e realtà oggi”. Entrambi i responsabili hanno confermato un aumento enorme di operatori e volontari per rispondere all’emergenza: “Stiamo assumendo persone – ha precisato Stawnychy –. L’appello di emergenza prevede la presenza di 1.800 persone. Il numero dei volontari è raddoppiato o triplicato dall’inizio delle operazioni umanitarie, abbiamo almeno una ventina di volontari in ogni centro”. A Caritas Spes, ha aggiunto padre Grynevych, “la presenza di operatori è quintuplicata ma quella dei volontari, enorme, è difficile da quantificare. In una città possiamo avere 30/40 persone, molti volontari sono persone sfollate, anche nei Paesi vicini, che si rendono disponibili per aiutare i connazionali. C’è una grandissima solidarietà, flessibilità e creatività: è sorprendente vedere come hanno organizzato le loro vite nelle stazioni della metro, con le famiglie che dormono nei vagoni, i loro leader, spazi per cucinare, per il cinema, avvisi per la sicurezza e modalità per comunicare tra stazioni”. Il grande problema dei conflitti è che anche la sicurezza degli operatori (sono già morti due membri del personale Caritas). “Non puoi mai essere sicuro di essere al sicuro – ha confermato il segretario generale di Caritas Spes –, il linguaggio della guerra è difficile, ancora di più nei territori occupati, dove non si possono organizzare trasporti, sostegno umanitario. Anche se noi siamo preoccupati per le conseguenze e proponiamo alle persone di evacuare molti vogliono continuare a lavorare, rischiando la vita”.

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