Carceri: Draghi a Santa Maria Capua Vetere, “migliaia di detenuti in più rispetto ai posti letto disponibili”. “Detenzione deve essere recupero e riabilitazione”

“L’Italia è stata condannata due volte dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per il sovraffollamento carcerario. Ci sono migliaia di detenuti in più rispetto ai posti letto disponibili. Sono numeri in miglioramento, ma sono comunque inaccettabili. Ostacolano il percorso verso il ravvedimento, ostacolano il reinserimento nella vita sociale, obiettivi più volte indicati dalla Corte Costituzionale”. Lo ha affermato il presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, al termine della visita alla Casa circondariale “Francesco Uccella” di Santa Maria Capua Vetere, dov’è stato oggi pomeriggio con la ministra della Giustizia, Marta Cartabia.
Il premier ha richiamato l’art. 27 della Costituzione che sancisce i principi che devono guidare lo strumento della detenzione: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. “La ministra Cartabia – ha annunciato – parlerà su questo principio fondamentale e presenterà delle proposte che sosterrò con convinzione, anche a nome di tutto il Governo”. “A questi principi deve accompagnarsi la tutela dei diritti universali: il diritto all’integrità psicofisica, all’istruzione, al lavoro e alla salute, solo per citarne alcuni”, ha proseguito il premier, spiegando che “questi diritti vanno sempre protetti, in particolare in un contesto che vede limitazioni alla libertà”.
“In un contesto così difficile” come quello delle carceri sovraffollate, ha osservato Draghi, “lavorano ogni giorno, con spirito di sacrificio e dedizione assoluta, tanti servitori dello Stato, in primis la polizia penitenziaria, che in grande maggioranza rispetta i detenuti, rispetta la propria divisa, rispetta le istituzioni”. Il premier ha voluto ringraziare anche gli educatori, i mediatori culturali e i volontari attivi nelle carceri. E ha ribadito che “la detenzione deve essere recupero, riabilitazione. Gli istituti penitenziari devono essere comunità. E dobbiamo tutelare, in particolare, i diritti dei più giovani e delle detenute madri”. “Le carceri – ha concluso – devono essere l’inizio di un nuovo percorso di vita”.

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