Coronavirus Covid-19: la Chiesa porta l’ossigeno nelle zone amazzoniche e periferiche di Brasile e Perù

Sono giunte all’alba di martedì e in queste ore vengono trasportate in tutta l’Amazzonia brasiliana 101 bombole d’ossigeno, procurate grazie alla campagna “Amazonas e Roraima contano sulla tua solidarietà”, promossa dalla regione Nord 1 della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb), che ha competenza appunto sugli Stati amazzonici di Amazonas e Roraima. Le bombole saranno riservate non solo a Manaus, ma anche ai Comuni interni, dove il contagio si sta espandendo. I numeri, infatti, continuano a essere preoccupanti, sia a Manaus, dove ieri ci sono stati altri 136 morti, sia nelle zone interne dell’Amazonas. Nell’ultima settimana, nei comuni che fanno parte della Regione Nord 1, che comprende una popolazione di circa 4,5 milioni di persone, sono stati registrati 19.222 contagi e 950 decessi confermati per Covid-19 (un numero sicuramente sottostimato, almeno per quanto riguarda Manaus).
Si tratta di un grande risultato, perché in pochi giorni sono stati superati vari problemi burocratici e difficoltà.
Tra i Comuni interni si segnalano Manacapuru, che necessita di 150 bombole al giorno, e Tefé, che attualmente ha un fabbisogno giornaliero di 40 bombole.
Anche in Perù continua a essere fondamentale il ruolo della Chiesa nel far giungere bombole d’ossigeno e respiratori nelle regioni amazzoniche e in altre zone periferiche. Ultima in ordine di tempo, l’inaugurazione a Virú, nella regione settentrionale di La Libertad, alla presenza del presidente della Conferenza episcopale peruviana, mons. Miguel Cabrejos, di un impianto per la produzione di ossigeno tra i maggiori di tutto il Paese. Ha una capacità produttiva di 40 metri cubi all’ora, cioè produrrà 96 grandi bombole di ossigeno da 10 metri cubi al giorno. Inoltre, è stato progettato per alimentare due linee di produzione, una delle quali aumenterà la rete dell’ospedale Virú e l’altra per il riempimento delle bombole.

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