Turismo: mons. Lagnese (Ischia), “sostenere i lavoratori stagionali per non far collassare l’intera economia isolana”

“Come era da immaginare l’emergenza sanitaria sta causando una vera e propria crisi economica e, fra tutti, il comparto turistico sembra essere quello che ne risentirà maggiormente, non per poco”. Lo scrive il vescovo di Ischia, mons. Pietro Lagnese, in una lettera agli imprenditori “all’inizio di una stagione turistica tutta particolare e densa di incognite a causa della pandemia con la quale, benché usciti dalla fase più acuta, tuttora stiamo facendo i conti, ancora in pensiero per il rischio per nulla infondato di una nuova fase di recrudescenza”.
Rispettando la scelta di quanti “hanno pensato di sospendere per quest’anno la propria attività”, il presule, “preoccupato soprattutto per i tanti lavoratori stagionali che quest’anno vivranno una situazione certamente non facile”, lancia un grido di allarme, ricordando che “Ischia da decenni vive principalmente di turismo e dell’accoglienza ha fatto, negli anni, il fondamentale motore della sua economia e il primo frutto del suo lavoro. I lavoratori stagionali che operano nelle numerose strutture alberghiere e di ristorazione, ma anche, più in generale, quelli che lavorano in quest’indotto, sono perciò la maggior parte: pare all’incirca dodicimila”.
Molti di loro ora, sottolinea il vescovo, a motivo della pandemia, “corrono il rischio di rimanere senza lavoro e tanti potrebbero trovarsi con le tasche vuote”, senza poter contare neppure, in molti casi, “per una serie di motivazioni poco condivisibili”, sui bonus che “Governo e Regione hanno deciso di concedere alla categoria”: “Cosa ne sarà di loro e delle loro famiglie? Per molti di loro quest’estate e, ancor più i mesi successivi, saranno realmente a rischio di fame”.
Nel frattempo sull’Isola, avverte mons. Lagnese, “le situazioni di disagio economico sono cresciute in numero considerevole. Per questo la nostra Caritas già da tempo sta moltiplicando gli interventi in favore delle famiglie in difficoltà e altrettanto stanno facendo le parrocchie e le associazioni di volontariato. Tutto ciò però non può bastare”. Per il vescovo, “è necessario fare di più! E fare di più in questa fase vuol dire concretamente sostenere i tanti lavoratori stagionali. Non farlo potrebbe invece significare non solo ‘lasciare a terra’ loro e le loro famiglie, ma danneggiare tutti, facendo collassare l’intera economia isolana e provocando, di conseguenza, l’aumento esponenziale di un disagio sociale difficile da gestire”.

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