Papa Francesco: udienza, “non dimenticare il popolo, non dimenticare le radici”

(Foto Vatican Media/SIR)

“Sempre attaccato al popolo: Mosè non ha mai ha perso la memoria del suo popolo, e questa è una grandezza dei pastori: non dimenticare il popolo, non dimenticare le radici. Come Paolo dice al suo amato giovane vescovo Timoteo: ricordati di tua mamma e di tua nonna, delle tue radici, del tuo popolo”. È l’identik, a braccio, del Papa, nella catechesi dell’udienza di oggi, trasmessa in diretta streaming dalla biblioteca privata e dedicata alla figura di Mosè. “Incaricato da Dio di trasmettere la Legge al suo popolo, fondatore del culto divino, mediatore dei misteri più alti, non per questo motivo cesserà di intrattenere stretti legami di solidarietà con il suo popolo, specialmente nell’ora della tentazione e del peccato”, ha spiegato Francesco: “Mosè è tanto amico di Dio da poter parlare con lui faccia a faccia; e resterà tanto amico degli uomini da provare misericordia per i loro peccati, per le loro tentazioni, per le improvvise nostalgie che gli esuli rivolgono al passato, ripensando a quando erano in Egitto”. “Mosè non rinnega Dio, ma neppure rinnega il suo popolo”, ha proseguito il Papa a braccio: “È coerente con il suo sangue, è coerente con la voce di Dio”. Mosè non è dunque “un condottiero autoritario e dispotico; anzi, il libro dei Numeri lo definisce più umile e mansueto di ogni uomo sulla terra. Nonostante la sua condizione di privilegiato, Mosè non cessa di appartenere a quella schiera di poveri in spirito che vivono facendo della fiducia in Dio il viatico del loro cammino”. “È un uomo del popolo”, la sottolineatura ancora fuori testo: “Così, il modo più proprio di pregare di Mosè sarà l’intercessione. La sua fede in Dio fa tutt’uno con il senso di paternità che nutre per la sua gente. La Scrittura lo raffigura abitualmente con le mani tese verso l’alto, verso Dio, quasi a far da ponte con la sua stessa persona tra cielo e terra. Perfino nei momenti più difficili, perfino nel giorno in cui il popolo ripudia Dio e lui stesso come guida per farsi un vitello d’oro, Mosè non se la sente di mettere da parte la sua gente”. “È il mio popolo, è il tuo popolo: non rinnega Dio né il popolo”, ha proseguito a braccio. E dice a Dio: “Questo popolo ha commesso un grande peccato: si sono fatti un dio d’oro. Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato… Altrimenti, cancellami dal tuo libro che hai scritto!”.

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