Migranti: Di Cesare (filosofa), “politiche sovraniste grottesche, no a diffidenza e sospetto”

“Questo virus dimostra che le politiche sovraniste sono grottesche ma sappiamo che non sono terminate. Questa era della diffidenza e del sospetto è preoccupante. Bisogna lavorare per una politica dell’ospitalità e capire che abbiamo bisogno degli altri”. Lo ha detto Donatella Di Cesare, filosofa e docente di Filosofia teoretica all’Università “La Sapienza” di Roma, durante il Colloquio sulle migranti organizzato dal Centro Astalli. “Noi viviamo una guerra degli Stati nazione contro i rifugiati e i migranti – ha osservato – e noi cittadini, volenti o nolenti, siamo complici”. In fondo, ha proseguito, “siamo anestetizzati alla presenza degli ‘scarti’, quelli che possono essere abbandonati alle periferie, è quindi un problema etico e politico”. “È sbagliatissimo pensare la cittadinanza come possesso e proprietà – ha sottolineato -. L’idea che essere cittadini significa essere comproprietari del territorio nazionale e quindi avere il diritto di escludere e discriminare. Qui bisogna ripartire e mettere in discussione l’idea di una democrazia etnocentrica. Abbiamo bisogno di pensare ad una nuova comunità”. Secondo la docente anche “la ferita della Libia è enorme, non è accettabile un discorso sul razzismo in Italia se si lasciano le cose così come sono in Libia. Queste sono le grandi sfide”.

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