Migranti: p. Ripamonti (Centro Astalli), “non possiamo accontentarci di politiche securitarie”

“Non siamo una minaccia gli uni per gli altri, i rifugiati non possono continuare a essere percepiti come tali, per questo non possiamo abbandonarli in Libia, lasciarli morire in mare o alle frontiere, non possiamo accontentarci di politiche securitarie”. Lo ha affermato oggi padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, durante il colloquio sulle migrazioni “In ognuno la traccia di ognuno”, trasmesso in diretta sul sito Vaticannews.va. “In questi mesi di pandemia – ha detto padre Ripamonti – abbiamo percepito in modo chiaro che siamo parte di una casa comune, siamo interconnessi più di quanto pensavamo, ma non possiamo accettare di esserlo solo in termini negativi”. Al colloquio portano un saluto Luciana Lamorgese, ministro degli Interni, e Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero vaticano per la Comunicazione. Intervengono il card. Matteo Zuppi e la filosofa Donatella Di Cesare. Modera l’incontro dalla sede internazionale del Jesuit Refugee Service a Roma, che quest’anno compie 40 anni, la giornalista Bianca Berlinguer.

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