Coronavirus Covid-19: vescovi Guatemala, “deportazione di migranti ci colpisce come cittadini e come pastori”

La Conferenza episcopale guatemalteca (Ceg), in un comunicato diffuso ieri, firmato dal presidente, mons. Gonzalo de Villa y Vásquez, vescovo di Sololá-Chimaltenango, e dal segretario generale, mons. Antonio Calderón Cruz, vescovo di Jutiapa, torna sulla situazione dei migranti centroamericani deportati dal Messico in Guatemala, esprimendo grande preoccupazione per questa situazione, oltre che per quella dei molti lavoratori precari che vivono nelle città del Paese, rimasti senza alcuna fonte di guadagno per la quarantena, che prosegue da un mese e che ha finora limitato i contagi (196, con 5 vittime).
Scrivono i vescovi: “Milioni di guatemaltechi vivono quotidianamente grazie a lavori informali e ora non ricevono alcun reddito”. Viene, in ogni caso, sottolineata l’iniziativa del Governo di trasmettere un sussidio a queste persone, pur segnalando il rischio che il finanziamento sia gestito “senza trasparenza ed equità e con favoritismi”.
Ma è, appunto, l’emergenza migratoria quella che “colpisce i nostri cuori come cittadini e pastori della Chiesa cattolica” e particolarmente “il numero massiccio di concittadini deportati dagli Stati Uniti e Messico, insieme specialmente a cittadini dell’Honduras”. I vescovi pongono una serie di interrogativi: “Com’è possibile che gli Stati Uniti e il governo messicano continuino a compiere questi processi di espulsione nel mezzo di una crisi che ci colpisce nel contesto di precarietà nazionale in termini di servizi sanitari e strategie forti per contenere la pandemia? Com’è possibile che siano ora letteralmente buttati fuori dagli Stati Uniti concittadini che hanno lavorato onestamente a favore dell’economia americana, anche se il loro status non è considerato ‘legale’? Forse adesso non sono più utili alla società americana, in particolare se hanno contratto il coronavirus? Se i governi degli Stati Uniti e del Messico si sono sempre mostrati sostenitori della difesa dei diritti umani, perché ora agiscono in modo contrario?”. La nota, al tempo stesso, denuncia però anche la mancanza di solidarietà di cui sono vittime i concittadini migranti ora tornati in Guatemala, pur riconoscendo che è necessario che compiano la loro quarantena, per la sicurezza e la salute di tutti. E concludono: “Tanto gli Stati Uniti quanto il Messico e noi in Guatemala ci consideriamo in maggioranza cristiani. Per questo facciamo appello a questo sentimento religioso perché la nostra voce sia ascoltata”.

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