Natale 2020: mons. Moraglia (Venezia), “partire dalla pandemia per recuperare la festa nel suo significato del Dio-con-noi”

“Leggere, oggi, i segni dei tempi” vuol dire “non soggiacere alle restrizioni che la pandemia ci impone ma, a partire da essa, ripensare la festa del Natale e ‘ricentrarla’, recuperarla nel suo profondo significato del Dio-con-noi. Dobbiamo rivalutare quei gesti, quei momenti che abbiamo dato per scontati e di cui, ora, avvertiamo la mancanza”. E’ l’esortazione del patriarca di Venezia Francesco Moraglia, nel messaggio per il Natale. “Con prudenza e nel rispetto delle norme richieste – prosegue – riscopriamoli con amore e coraggio. Guardiamo alla famiglia, piccola Chiesa domestica, i genitori, i figli, i nonni; ciascuno, in forza del sacerdozio battesimale, diventi per gli altri Vangelo. E che dire, per esempio, di un momento di preghiera dinanzi al presepio alla sera? Proviamo, proprio in quest’anno”. “Il presepio è, per eccellenza, segno del Natale, e prima d’essere oggetto d’arte è un chiaro riferimento al Mistero, al silenzio, alla preghiera; in esso vi è fortissimo il richiamo all’essenzialità della vita, senza la quale, il Natale diventa una caricatura di sé”, sottolinea il patriarca.
Con riferimento alle restrizioni imposte dal Governo nei giorni di festa, Moraglia osserva: “l’aver assunto una misura così impopolare dice la gravità del momento. L’augurio è che la politica sia vicina alla gente e attenta al bene comune per questo, come cittadini, auspichiamo minore conflittualità quando si deve decidere impegnando il futuro della collettività”. Oltre ai “troppi lutti” e alle “guarigioni faticose e non scontate”, il patriarca rivolge il pensiero anche ai “lavoratori in difficoltà”. “E’ in ballo la tenuta economica complessiva e, all’orizzonte, appare una società impaurita, sconcertata”.

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