Giovani: Unicef, “in Italia 2 milioni di ‘neet’”. Al via Laboratori urbani partecipati a Napoli, Taranto e Carbonia

“Essere ‘neet’, ovvero non studiare, non lavorare, né seguire percorsi di formazione è una condizione di disagio ed esclusione sociale, che priva i ragazzi e le ragazze di una possibilità di futuro, lasciandoli indietro”. Lo dichiara Carmela Pace, vice presidente di Unicef Italia, commentando l’avvio nell’ambito del progetto “Neet Equity”, rivolto a 300 ragazzi e ragazze tra i 16 e i 22 anni di Napoli, Taranto e Carbonia, dei Laboratori urbani partecipati 4.0 sul tema “Idee per la ripartenza”. Fino al prossimo 29 novembre, spiega Unicef Italia, i ragazzi del progetto “Neet Equity” potranno aderire ai Lup 4.0, ricevendo informazioni sugli elaborati e la possibilità di partecipare a due webinar tecnici sulla progettazione sociale e tecniche e regole della comunicazione. Gli elaboratori potranno essere realizzati sotto forma di storytelling fotografico, video, podcast o manifesti pubblicitari. I più originali saranno presentanti nel corso di un Forum online che si terrà nel 2021.
“Secondo gli ultimi dati Istat in Italia – ricorda Pace – i giovani tra i 15 e i 29 anni non occupati e che non seguono corsi di formazione sono circa 2 milioni, il 22,2%: la quota di ‘neet’ più elevata rispetto alla media dei Paesi dell’Unione europea del 12,5%”. “Nel Mezzogiorno – prosegue – l’incidenza dei ‘neet’ è più che doppia (33,0%) rispetto al Nord (14,5%) e molto più alta di quella rilevata al Centro (18,1%)”. “Il periodo di emergenza che stiamo vivendo a causa del Covid-19 non fa altro che acuire la condizione in cui questi giovani versano”, osserva Pace, evidenziando che “è nostro dovere garantirgli opportunità e percorsi di studio e formazione alternativi e di qualità. Ora più che mai, nessuno deve essere lasciato indietro”.

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