“Una testimonianza della carità che diventa annuncio del Vangelo”: così mons. Alain de Raemy, amministratore apostolico della diocesi di Lugano (Svizzera) ha accolto l’inaugurazione mercoledì 10 giugno della casa di riposo per anziani della Piccola casa della Divina Provvidenza di Gordevio, al completamento dei lavori di ristrutturazione. L’opera, costata 21 milioni di franchi svizzeri, ha portato la capacità di accoglienza da 65 a 87 anziani e migliorato la presa in carico degli ospiti, grazie all’ampliamento dell’offerta di prestazioni e dunque dell’incremento del livello di qualità di vita delle persone accolte. “Essere anziani non è un punto di arrivo della vita. Non è una condizione da collocare ai margini della società, ma una fase dell’esistenza che merita rispetto, cura, qualità, relazioni e continuità del vivere quotidiano”, ha sottolineato l’architetto Stefano Pelfini che ha seguito i lavori. “Per questo”, ha evidenziato, “oggi non stiamo semplicemente osservando un edificio rinnovato: stiamo dando forma concreta a un’idea di società che non considera l’età avanzata come un margine, ma come una parte piena della vita, da onorare con luoghi adeguati, degni e capaci di accompagnare il percorso di ciascuno”. Un progetto “in coerenza con la scelta della Piccola casa di prendersi cura delle persone anziane, tra le più fragili del nostro tempo. Gli anziani, infatti, oggi sono tra le categorie in cui la dignità inalienabile della persona è messa più a rischio a causa di una mentalità funzionale”, ha sottolineato il padre generale della Piccola casa, Carmine Arice. “Il Carisma cottolenghino”, ha ricordato madre Elda Pezzuto, superiora generale delle Suore di san Giuseppe Benedetto Cottolengo, “fu portato in Svizzera nel dicembre 1871 dalle prime Suore cottolenghine che iniziarono il loro servizio a Locarno nell’Ospedale “La Carità”, richieste dal Presidente della struttura sanitaria e inviate da padre Luigi Anglesio, primo successore del santo Cottolengo, proprio al nascere di questa grande istituzione”.