Doveva trattarsi di un allontanamento temporaneo per sfuggire alla guerra. Per alcuni minori ucraini arrivati in Italia dopo l’invasione russa del 2022, però, il ritorno alle proprie famiglie è ancora lontano. Al centro della vicenda ci sono 25 ragazzi giunti a Napoli nell’ambito delle operazioni di evacuazione organizzate nelle prime settimane del conflitto e che, a distanza di oltre quattro anni, non sono ancora riusciti a ricongiungersi con i propri familiari in Ucraina.
Sul caso è intervenuta l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia), Marina Terragni, che ha auspicato una collaborazione tra i tribunali italiani e le autorità di Kiev per favorire il rimpatrio dei minori e il loro ricongiungimento familiare. Terragni ha ricordato come già nell’aprile scorso l’Autorità garante fosse stata contattata dal commissario ucraino per i Diritti umani, che chiedeva sostegno alle richieste di rientro avanzate dalle famiglie.
Tra le situazioni segnalate emerge quella di un ragazzo adottato da una famiglia italiana con sentenza del Tribunale per i minorenni di Lecce. Secondo quanto riferito dalla garante, il minore non era orfano né privo di cure parentali: il padre è deceduto in guerra, ma la madre non è mai stata privata della responsabilità genitoriale. Pur non avendo competenze dirette sulla materia, l’ufficio della garante aveva già segnalato la questione al Ministero degli Esteri.
A riportare nuovamente l’attenzione sul caso è stata un’inchiesta della Cnn, secondo cui centinaia di bambini ucraini evacuati in Italia si trovano oggi al centro di un contenzioso tra Kiev e le autorità italiane. Secondo il reportage, molti di questi minori, che avrebbero dovuto essere accolti solo temporaneamente, non possono ancora fare ritorno alle proprie famiglie.
“Non possiamo che sostenere la legittima richiesta delle autorità ucraine”, ha dichiarato Terragni, richiamando l’articolo 9 della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, che tutela il diritto dei minori a non essere separati dai genitori contro la loro volontà.
“Mi sembra strano che un Tribunale per i minorenni italiano abbia pronunciato una sentenza di adozione per un minore coinvolto in una guerra – commenta Marco Griffini, presidente di Aibi-Amici dei Bambini –. Tutti gli operatori della tutela dei minori sanno che i bambini coinvolti in conflitti armati non possono essere adottati, poiché è spesso impossibile accertare se genitori e parenti siano ancora vivi. Da anni stiamo invocando – voce inascoltata nel deserto – la promulgazione di una legge che riconosca l’affido internazionale, strumento che consentirebbe di accogliere legalmente i minori provenienti da zone di guerra senza recidere i legami familiari, rimandando ogni decisione definitiva alla fine del conflitto e in accordo con le autorità del Paese d’origine”.