Nicaragua: sacerdoti condannati a dieci anni, il regime decreta anche “la perdita perpetua dei diritti di cittadinanza”

Non soltanto il carcere, ma anche la “morte civile”. Il regime di Daniel Ortega, in Nicaragua, continua a colpire i sacerdoti. Ieri è stata resa nota la sentenza di condanna a dieci anni, come richiesto dall’accusa, contro padre Ramiro Tijerino, rettore dell’Università Juan Pablo II e responsabile della parrocchia di San Juan Bautista, padre José Luis Díaz e padre Sadiel Eugarrios, rispettivamente primo e secondo vicario della cattedrale di Matagalpa di San Pedro, e il diacono Raúl Vega González. Stessa sorte per due seminaristi e a un cameraman della diocesi. Si tratta di tutti coloro che nell’agosto del 2022 erano stati trattenuti dalla polizia, insieme al vescovo Rolando Álvarez, per due settimane nella sua chiesa, per essere successivamente tratti in arresto. Ma alla condanna è stata imposta, come pena accessoria, la “perdita perpetua dei loro diritti di cittadini”, una figura giuridica che tra l’altro non è neppure prevista dal codice penale, e che impedirebbe ai religiosi di esercitare il sacerdozio nel territorio nicaraguense, anche una volta scontata la condanna. La medesima pena accessoria è stata estesa anche a padre Óscar Benavides, parroco della chiesa dell’Espíritu Santo nel comune di Mulukukú, già condannato in gennaio a dieci anni di carcere. Indignazione è stata espressa da varie organizzazioni che operano, in difesa dei diritti umani, in particolare dal Centro nicaraguense per i diritti umani (Cenidh), che ha definito la sentenza “perversa e aberrante”.

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