Ucraina: Acli, “per una pace giusta e duratura l’unica via sono i negoziati”. Proposte per sostenere le famiglie in fuga

“Le Acli ribadiscono il loro fermo ‘no’ alla guerra, convinte che debba essere ripristinato il diritto internazionale e cessare l’aggressione russa contro la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina. Per una pace giusta e duratura, l’unica via d’uscita si trova al tavolo dei negoziati”. Comincia con queste parole il documento “Le Acli per l’Ucraina” presentato questa mattina alla Camera dei deputati. Contiene proposte per sostenere e aiutare le famiglie ucraine che stanno fuggendo dalla guerra, a partire dal mettere a disposizione la propria rete e l’esperienza maturata negli anni a fianco delle persone più bisognose.
In particolare, le Acli chiedono al Governo italiano che venga riconosciuto un permesso temporaneo di soggiorno a tutti coloro che sono usciti dall’Ucraina anche prima del 24 febbraio; che siano favorite le domande di coesione familiare; che siano prorogati i permessi di soggiorno in essere per i residenti in Italia di 1-2 anni e sia sospesa la scadenza a fine emergenza; che sia garantita la pensione da espatriati, cioè la pensione che spetta a chi abbia regolarmente lavorato in Italia e sia poi espatriato in Ucraina; che siano ridotte le attese e i termini in materia di cittadinanza italiana; che sia firmata la convenzione di sicurezza sociale fra Italia e Ucraina per permettere la totalizzazione dei contributi italiani con quelli del Paese di provenienza, evitando così il rientro forzato in patria per godere del trattamento pensionistico. Per quanto riguarda il supporto ai processi di integrazione, le Acli si fanno promotrici della nascita di una piattaforma nazionale unica nella quale registrare le persone provenienti dall’Ucraina.
“In Italia – ha sottolineato Emiliano Manfredonia, presidente nazionale delle Acli – sono 256mila i lavoratori ucraini, molto probabilmente le loro famiglie arriveranno nel nostro Paese. Le Acli sono in prima linea sia a Leopoli, dove i dipendenti del nostro Patronato stanno aiutando i profughi, sia in Italia con la nostra Ong, Ipsia Acli. Chiediamo che non siano attivati i Cas (Centri di accoglienza straordinaria), ma che venga promosso un sistema di accoglienza diffusa: le persone che stanno fuggendo da questa guerra sono soprattutto donne e bambini e devono essere integrati pienamente e subito nella nostra società”. Paolo Ricotti, presidente nazionale del Patronato Acli, ha spiegato che “i nostri dipendenti a Leopoli hanno messo in salvo le loro famiglie e hanno scelto di rimanere per aiutare le persone che stanno fuggendo”. Le Acli sono già a lavoro per sostenere il popolo ucraino, come ha evidenziato Mauro Montalbetti, presidente nazionale dell’Ong Ipsia Acli: “Abbiamo organizzato dei corridoi di espatrio e sono già partiti dei pullman diretti a Milano. Abbiamo, poi, avviato una accoglienza diretta a Trento e messo a disposizione di alcune famiglie ucraine un albergo”.

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