Diocesi: mons. Peri (Caltagirone), “il lavoro è dignità, il declino industriale impoverisce l’intera comunità”

“Quando il lavoro viene meno in territori già segnati da fragilità, il danno non rimane circoscritto. Si estende. Diventa un fatto collettivo. Una perdita che riguarda l’intera comunità. Una riduzione delle opportunità per le nuove generazioni. Un impoverimento progressivo che, una volta consolidato, richiede tempi lunghi per essere invertito, e talvolta non viene più recuperato”. Lo ha scritto il vescovo di Caltagirone, mons. Calogero Peri, in una lettera aperta alla città e ai responsabili delle Istituzioni con la quale ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze sociali ed economiche della progressiva perdita di capacità produttiva del territorio.
Il presule ha evidenziato come la crisi della zona industriale non riguardi esclusivamente imprese e lavoratori direttamente coinvolti, ma investa l’intera comunità. E ha richiamato il valore del lavoro: “La Dottrina sociale della Chiesa ci ricorda che il lavoro non è una merce. Non può essere ricondotto unicamente a categorie economiche o patrimoniali. Il lavoro è una dimensione essenziale della persona. È espressione di dignità. È partecipazione alla vita sociale. È costruzione quotidiana del bene comune”. “Per questo – ha ammonito – ogni decisione che incide sul lavoro porta con sé, inevitabilmente, una responsabilità che è anche morale”. “È possibile considerare accettabile un progressivo indebolimento della capacità produttiva di un territorio già fragile? È possibile assistere alla chiusura o alla progressiva riduzione delle attività economiche limitandosi a constatare che ogni procedimento ha seguito il proprio corso?”, gli interrogativi posti da mons. Peri, che invita a pensare a “quale volto avrà Caltagirone nei prossimi anni se questa tendenza dovesse continuare senza un’inversione di prospettiva”.
“Come vescovo – conclude – sento il dovere di affidare queste riflessioni alla coscienza di tutti. Con rispetto per le Istituzioni. Con fiducia nella giustizia. E con la preoccupazione, non nascosta, di chi vede il rischio concreto che una parte rilevante del patrimonio produttivo e umano di questa città possa disperdersi definitivamente”.

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