Una serata intensa, attraversata dall’emozione, dalla memoria e dall’impegno per la pace. Nella serata di ieri, 16 giugno, la chiesa di San Giovanni Maggiore ha accolto la consegna del Premio internazionale Pellegrini di Pace alla regista tunisina Kaouther Ben Hania, espressione del cinema civile contemporaneo. L’iniziativa, promossa dall’arcidiocesi di Napoli Ets nell’ambito del percorso del Premio fortemente voluto dal card. Mimmo Battaglia, si è aperta con la proiezione del film “La voce di Hind Rajab”, opera che racconta la tragica vicenda della bambina palestinese uccisa a Gaza e che si configura come un potente atto di denuncia contro il genocidio e l’indifferenza.

(Foto arcidiocesi di Napoli ramo Ets)
Particolarmente toccante il momento della consegna del riconoscimento. A premiare Kaouther Ben Hania è stata Salma, una bambina palestinese che frequentava la stessa scuola di Hind Rajab e che, grazie a un corridoio umanitario, è arrivata nei mesi scorsi a Napoli insieme alla sua famiglia, trovando accoglienza e sostegno nella comunità palestinese napoletana. Un gesto simbolico che ha commosso profondamente il pubblico presente.
Dopo la proiezione si è svolto un dialogo aperto sui temi della pace, della memoria e del ruolo dell’arte nei processi di giustizia e riconciliazione. A confrontarsi con la regista sono stati Nino Daniele, direttore del Comitato scientifico del Premio Pellegrini di Pace, e Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans. Un confronto che ha ripercorso il valore del cinema come strumento di testimonianza civile e di resistenza umana di fronte alle violazioni dei diritti fondamentali. Momenti di particolare commozione si sono registrati durante la proiezione del film e nel successivo confronto con la regista, più volte interrotto dagli applausi dei presenti. Ben Hania ha ribadito la responsabilità del cinema nel dare voce a chi rischia di essere dimenticato, raccontando le ferite dei conflitti attraverso le storie delle persone. Il Premio Pellegrini di Pace consegnato alla regista è una scultura originale realizzata dall’artista napoletano Lello Esposito, simbolo del cammino di dialogo, giustizia e fraternità che il riconoscimento intende promuovere. Nel corso della serata è stato ricordato il percorso artistico e civile di Kaouther Ben Hania, autrice di opere che affrontano temi come i diritti umani, le migrazioni, la condizione femminile, la radicalizzazione e le conseguenze dei conflitti sulle persone più vulnerabili. Con i film “L’uomo che vendette la sua pelle” e “Four Daughters”, la regista ha ottenuto due candidature agli Oscar.
Le conclusioni dell’incontro sono state affidate a mons. Gennaro Matino, provicario dell’arcidiocesi di Napoli, che ha richiamato il significato profondo del Premio Pellegrini di Pace come strumento di costruzione di ponti tra popoli, culture e religioni, sottolineando la necessità di continuare a dare voce alle vittime innocenti dei conflitti e di educare le nuove generazioni alla cultura dell’incontro e della pace.