Diocesi: mons. Di Donna (Acerra), “la nostra sia la città degli onesti, dei giusti e degli uguali”. “Riscoprire il senso di comunità e di partecipazione”

“I martiri” sono “i nostri veri ‘campioni'”. Lo ha detto, oggi, il vescovo di Acerra e presidente della Conferenza episcopale campana, mons. Antonio Di Donna, nell’omelia della messa per la festa dei patroni di Acerra, S. Cuono e Figlio. “I grandi campioni – ha aggiunto – sono quelli che faticano ogni giorno: per la verità, per la giustizia, per la pace; i veri campioni sono quelli che tirano la carretta; sono le persone oneste e giuste, che non si piegano ai potenti, e pur pagando di persona testimoniano i valori fondamentali della vita sociale e umana, la giustizia, la democrazia, la verità”.
Dal presule, poi, mettendo in guardia dall’individualismo, un richiamo a “riscoprire il senso della comunità, del bene comune, una categoria fondamentale della Dottrina sociale della Chiesa, e viene prima del bene personale o di gruppo”. Il vescovo ha sottolineato che “si fanno tante belle cose in questa città, ma non sempre sono patrimonio di tutti, ma dico tutti i cittadini, nessuno escluso, non godute da tutti”.
Dopo il senso della comunità, mons. Di Donna ha invitato a “riscoprire come città di Acerra il senso della partecipazione, della democrazia tutto sommato, partecipare alla cosa pubblica!”. Un motivo di preoccupazione è poi che “la questione ambientale sta diventando sempre più marginale. Mi ero illuso fino a qualche mese fa che fossero diminuite le morti di ragazzi e di giovani: ci avevano dato una tregua, e io stavo coltivando la speranza che forse fosse finita questa tendenza, ma proprio tre, quattro giovani tra i 20 e 30 anni, qui ad Acerra, morti nelle settimane scorse, mi hanno fatto perdere questa speranza. Non sta rallentando il flusso e il disastro ambientale compiuto sta mietendo ancora giovani vittime, c’è una ripresa. Perciò non bisogna allentare la guardia né spegnere i riflettori su questo punto”. Tra le questioni che sono motivo di preoccupazione, il vescovo ha citato il progressivo smantellamento del Sistema sanitario nazionale, le difficoltà degli agricoltori e l’incapacità di cooperare, la sicurezza, la povertà educativa e le povertà sociali. Di qui l’appello agli amministratori: “Tagliate tutto ma non le spese per i poveri e gli ammalati, per quelli che hanno bisogno di assistenza”.
Infine una preghiera e un auspicio: “La nostra città sia la città degli onesti, dei giusti e degli uguali”.

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