Ecumenismo: Militello (teologa cattolica), “restituire il deposito della fede alla sua essenzialità, per altro non divisiva”

(Foto: Laura Caffagnini Sae)

Alla 58ª Sessione di formazione ecumenica del Sae in corso ad Assisi è intervenuta ieri la teologa cattolica Cettina Militello, in collegamento da Palermo, mettendo in luce che la crisi investe i valori e i modelli nella famiglia, nella politica e nelle Chiese dove sono messi in discussione i modelli di leadership e di appartenenza. £E, ciò malgrado, la crisi è sempre sfida, opportunità, passaggio obbligato verso il nuovo. Nuovi valori, nuovi modelli, nuove istituzioni”. La teologa è convinta che occorre celermente operare una riforma se davvero si vuole che le comunità cristiane abbiano un futuro. “Mi muovo nel segno della speranza, nella traiettoria di un futuro possibile, di un regno di Dio la cui salvezza incrocia la nostra storia finalmente aprendo scenari nuovi, definitivamente contrassegnati da solidarietà, empatia, compassione, fiducia”. La sfida è “restituire il deposito della fede alla sua essenzialità, per altro non divisiva, e, insieme, riconoscere come la sua traduzione verbale sia stata sempre e comunque debitrice alla cultura”. Riconoscere questo significa per Militello “affrettare quanto più possibile il ritorno all’essenziale, al deposito, al kerygma nella sua forma più essenziale, lasciando così aperta la possibilità inedita e nuova di ridirlo per il nostro tempo”.
Per questo occorrono parole nuove, non solo inedite ma ritrovate, occorre riassumerle come veicolo di senso così da orientare verso nuovi modelli e perciò verso una riforma delle istituzioni. Di fronte a una Chiesa sulla difensiva, incapace di corresponsabilità, bloccata verso il cambiamento, la teologa auspica una risemantizzazione delle parole a partire dalla parola fratelli e sorelle che riconosce il dato originario di una relazione. “Relazione è la parola nuova e antica, la chiave di volta. Nessuno è un’isola. Stiamo all’interno di un intreccio verticale e orizzontale. Siamo connessi gli uni agli altri e non importa se fatichiamo ad acquisirne consapevolezza. Occorre trovare le strategie adeguate per convertire il nostro mondo ultraconnesso e globalizzato al valore immediato e forte del riconoscere e del riconoscersi”. Di fronte alla parola relazione e ad altri termini consonanti come reciprocità, alterità, soggettualità, autorevolezza, corresponsabilità, per la teologa “l’intreccio con il tesoro da custodire è diretto alla costruzione di comunità autenticamente umane”.
Per realizzare il progetto della fraternità universale auspicato nella “Fratelli Tutti” occorre “aprire il cantiere del linguaggio, fare scaturire dalle parole nuovi spessori adeguati alla transizione culturale. E impegnarsi per un mondo, per un cristianesimo plurale. Rispettare le culture, accettare la sfida della contaminazione, dell’incontro, del dialogo. Cose tutte che richiedono a monte un guardarsi faccia a faccia, ossia alla pari. Questa e non altra è la sfida dell’incarnazione”. Infine, Militello si è chiesta se, dopo sei mesi dal ritorno della guerra in Europa, tra le parole nuove o da risemantizzare non ci sia la parola pace, “se non è proprio una teologia della pace nel senso più ampio del termine ciò di cui abbiamo bisogno”.

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