Ucraina: mons. Kryvytskyi (Kiev), “nessuno giochi con il Paese”

(DIRE – SIR) – “L’Ucraina deve restare integralmente indipendente, respingendo i pensieri e i desideri imperialistici di qualsiasi vicino”: lo ha detto oggi monsignor Vitalii Kryvytskyi, vescovo cattolico di rito latino di Kiev e Zhytomyr, incontrando alcuni giornalisti nella capitale.
Il contesto dell’intervista, nella cattedrale di Sant’Alessandro, sono i timori di conflitto legati allo scontro tra gli Stati Uniti e i Paesi della Nato, da una parte, e la Russia, dall’altra. Secondo il vescovo, 49 anni, salesiano, originario della città di Odessa, “oggi è chiaro che l’Ucraina ha bisogno di sostegno a vario livello di chi è coinvolto in politica”. Centrale nella sua riflessione, i temi dell’indipendenza e quello della verità. “Come Chiesa vediamo che oggi in ogni discorso informativo ci sono anche molte bugie”, denuncia monsignor Kryvytskyi, “mentre Cristo ci ripete ‘conosciate la verità e la verità vi farà liberi’”.
Rispetto alle tensioni delle ultime settimane, il vescovo sottolinea: “Se da un lato non vediamo motivi politici per l’inizio di una guerra, c’è già chi sostiene che la guerra sia già cominciata, anche se magari sono gli stessi media che ancora uno o due anni fa negavano che in Ucraina ci fosse un conflitto iniziato in realtà già otto anni fa”. Il riferimento è alle violenze nel Donbass, con gli scontri tra esercito e ribelli separatisti che secondo stime dell’Onu hanno provocato sinora almeno 14mila vittime e 7mila feriti. Quello del vescovo, nella cattedrale di Sant’Alessandro, riferimento per i quasi un milione di cattolici di rito latino dell’Ucraina, è anche un appello agli operatori dell’informazione. “Ancora oggi un dialogo per un processo di pace sembra proseguire e noi crediamo molto che la guerra non cominci affatto” sottolinea monsignor Kryvytsyi. “Vediamo però anche altre cose: gli investitori cercano di far uscire i loro capitali dal Paese, le compagnie aeree chiudono i loro voli e tante ambasciate ritirano il proprio personale”. La tesi è che per queste decisioni non ci siano motivi oggettivi. “La conseguenza è però che l’Ucraina e il suo popolo stanno soffrendo già adesso” sottolinea il vescovo, “e che ai tanti migranti del passato si potrebbero aggiungere ora altre persone che già pensano di lasciare il Paese”.
All’inizio della settimana un appello per la pace sarà diffuso dal Consiglio ucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose, un organismo nel quale sono rappresentate tutte le fedi abramitiche. “Sarà una lettera rivolta al popolo ucraino, alla Russia e a tutti i Paesi occidentali” dice monsignor Kryvytsyi. “La richiesta alla comunità internazionale sarà anzitutto di non giocare con l’Ucraina per risolvere i propri problemi o perseguire i propri interessi”. La premessa, confermata dai fatti del 2014, “è che i conflitti fanno solo nascere nuovi conflitti”. (www.dire.it)

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